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fonte : http://netwees.altervista.org/il-p-e-b-a

Il P.e.b.a.

Il Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche (P.E.B.A.) è uno strumento operativo pianificatorio previsto dalla L. 41 /1986 (art. 32, comma 21 e 22):

Riguarda gli edifici pubblici esistenti, e consente di programmare interventi di abbattimento delle barriere architettoniche individuando precise priorità di intervento, rappresentando in tal modo una fase preliminare della progettazione di lavori pubblici.

fonte http://netwees.altervista.org/il-p-e-b-a/rif-normativi

l P.e.b.a. - Riferimenti normativi

Il Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche (P.E.B.A.) è previsto dalla legge finanziaria del 1986, in particolare dall' art. 32, comma 21 e 22 della Legge n. 41/86:

"21. Per gli edifici pubblici già esistenti non ancora adeguati alle prescrizioni del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1978, numero 384, dovranno essere adottati da parte delle Amministrazioni competenti piani di eliminazione delle barriere architettoniche entro un anno dalla entrata in vigore della presente legge"

"22. Per gli interventi di competenza dei comuni e delle province, trascorso il termine previsto dal precedente comma 21, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano nominano un commissario per l'adozione dei piani di eliminazione delle barriere architettoniche presso ciascuna amministrazione"

e dalla L. 104/92 (art. 24 comma 9):

"I piani di cui all'articolo 32, comma 21, della citata legge n. 41 del 1986 sono modificati con integrazioni relative all'accessibilità degli spazi urbani, con particolare riferimento all'individuazione e alla realizzazione di percorsi accessibili, all'installazione di semafori acustici per non vedenti, alla rimozione della segnaletica installata in modo da ostacolare la circolazione delle persone handicappate"

Pertanto se la legge 41 si riferisce ai soli edifici pubblici già esistenti, la legge 104 considera gli spazi di connessione fra gli edifici, cioè marciapiedi e percorsi pedonali.

Allintegrazione di cui sopra vanno aggiunte le seguenti prescrizioni dell'art. 4 del DPR 503/96:

Francobollo Abbattimento Barriere Architettoniche
"I progetti relativi agli spazi pubblici e alle opere di urbanizzazione a prevalente fruizione pedonale devono prevedere almeno un percorso accessibile in grado di consentire con l'utilizzo di impianti di sollevamento ove necessario, 1'uso dei servizi, le relazioni sociali e la fruizione ambientale anche alle persone con ridotta o impedita capacita motoria o sensoriale. Si applicano, per quanto riguarda le caratteristiche del suddetto percorso, le norme contenute ai punti 4.2.1., 4.2.2. e 8.2.1., 8.2.2. del decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236, e, per quanto riguarda le caratteristiche degli eventuali impianti di sollevamento, le norme contenute ai punti 4.1.12., 4.1.13 e 8.1.12., 8.1.13 dello stesso decreto, con le successive prescrizioni elaborate dall'ISPESL e dall'U.N.I. in conformità alla normativa comunitaria."

Tali disposizioni sono poi ribadite dall'art. 82, comma 8 e 9, del DPR 380/2001.

Ad oggi ancora molti Enti Pubblici non sono provvisti di un PEBA aggiornato e operativo, quindi utilizzabile, anche perché la legge non specifica entro quando provvedere all'adeguamento degli edifici pubblici.

fonte : http://www.storiadeisordi.it/articolo.asp?ENTRY_ID=3324

NORME INTEGRATIVE IN MATERIA DI ASSISTENZA ECONOMICA AGLI INVALIDI CIVILI, AI CIECHI CIVILI ED AI SORDOMUTI.Modifica

Autore: Franco Zatini (a cura di) - Codice: 

Ecco il testo della legge, nei tempi del Governo De Mita (dal 13 aprile 1988 al 22 aprile 1989, sottoposto dal Ministro del Tesoro Amato, promulgato dal Presidente della Repubblica Francesco Cossiga (1928-2010).

Legge 21 novembre 1988, n. 508. Norme integrative in materia di assistenza economica agli invalidi civili, ai ciechi civili ed ai sordomuti. Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 25 novembre 1988, n. 277)

Art.1. - Aventi diritto alla indennità di accompagnamento 1. La disciplina della indennità di accompagnamento istituita con leggi 28 marzo 1968, n. 406, e 11 febbraio 1980, n. 18, e successive modificazioni ed integrazioni, è modificata come segue. 
2. L'indennità di accompagnamento è concessa: a) ai cittadini riconosciuti ciechi assoluti; b) ai cittadini nei cui confronti sia stata accertata una inabilità totale per affezioni fisiche o psichiche e che si trovino nella impossibilità di deambulare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore o, non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita, abbisognamo di una assistenza continua. 
3. Fermi restando i requisiti sanitari previsti dalla presente legge, l'indennità di accompagnamento non è incompatibile con lo svolgimento di attività lavorativa ed è concessa anche ai minorati nei cui confronti l'accertamento delle prescritte condizioni sanitarie sia intervenuto a seguito di istanza presentata dopo il compimento del sessantacinquesimo anno di età. 
4. L'indennità di accompagnamento di cui alla presente legge non è compatibile con analoghe prestazioni concesse per invalidità contratte per causa di guerra, di lavoro o di servizio. 
5. Resta salva per l'interesato la facoltà di optare per il trattamento più favorevole. 
6. L'indennità di accompagnamento è concessa ai cittadini residenti nel territorio nazionale.

Art.2. Misura e periodicità delle indennità di accompagnamento 1. A decorrere dal 1° gennaio 1988, l'importo della indennità di accompagnamento erogata ai ciechi civili assoluti e con espressa esclusione di ogni altra categoria equiparata, è stabilito in L. 588.000 mensili, comprensivo dell'adeguamento automatico, per l'anno 1988, previsto dal comma 2 dell'articolo 1 della legge 6 ottobre 1986, n. 656. 
2. Per gli anni successivi, sempre alle condizioni di cui al comma 1, tale adeguamento sarà calcolato con riferimento all'importo della indennità di accompagnamento percepita, al 1° gennaio 1986, ai sensi del comma 2 dell'articolo 3 della legge 6 ottobre 1986, n. 656, dai ciechi di guerra ascritti alla tabella E, lettera A, n. 1, allegata alla legge medesima. 
3. A decorrere dal 1° gennaio 1988, l'importo della indennità di accompagnamento erogata agli invalidi civili di cui alla legge 11 febbraio 1980, n. 18, è stabilito in L. 539.000 mensili, comprensivo dell'adeguamento automatico, per l'anno 1988, previsto dal comma 2 dell'articolo 1 della legge 6 ottobre 1986, n. 656. 
4. Per gli anni successivi detto adeguamento sarà calcolato con riferimento all'importo della indennità di accompagnamento percepita, al 1° gennaio 1986, ai sensi del comma 2 dell'articolo 3 della legge 6 ottobre 1986, n. 656, dai grandi invalidi di guerra ascritti alla tabella E, lettera A-bis, allegata alla legge medesima. 5. L'indennità di accompagnamento è corrisposta per dodici mensilità.

Art.3. Istituzione, misura e periodicità di una speciale indennità in favore dei ciechi parziali 1. A decorrere dal 1° gennaio 1988, ai cittadini riconosciuti ciechi, con residuo visivo non superiore ad un ventesimo in entrambi gli occhi con eventuale correzione, è concessa una speciale indennità non reversibile al solo titolo della minorazione di L. 50.000 mensili per dodici mensilità. 2. Detta indennità sarà corrisposta d'ufficio agli attuali beneficiari della pensione non reversibile di cui all'articolo 14-septies del decreto-legge 30 dicembre 1979, n. 663, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 febbraio 1980, n. 33, e a domanda negli altri casi con decorrenza dal primo mese successivo alla data di presentazione della domanda stessa. 3. L'indennità speciale di cui al comma 1 non si applica alle altre categorie di minorati civili. 4. Per gli anni successivi, l'adeguamento automatico della indennità di cui al comma 1 sarà calcolato, sulla base degli importi sopra indicati con le modalità previste dal comma 2 dell'articolo 1 della legge 6 ottobre 1986, n. 656.

Art.4. Istituzione, misura e periodicità di una indennità di comunicazione in favore dei sordi prelinguali 1. A decorrere dal 1° gennaio 1988, ai sordomuti come definiti nel secondo comma dell'articolo 1 della legge 26 maggio 1970, n. 381, è concessa una indennità di comunicazione non reversibile, al solo titolo della minorazione, dell'importo di L. 200.000 mensili per dodici mensilità. 2. Detta indennità sarà corrisposta d'ufficio ai sordomuti titolari dell'assegno mensile di cui alla legge 26 maggio 1970, n. 381, trasformato in pensione non reversibile dall'articolo 14-septies del decreto-legge 30 dicembre 1979, n. 663, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 febbraio 1980, n. 33, e a domanda negli altri casi con decorrenza dal primo mese successivo alla data di presentazione della domanda stessa. 3. Per gli anni successivi, l'adeguamento automatico della indennità di cui al comma 1 sarà calcolato, sulla base degli importi sopra indicati, con le modalità previste al comma 2 dell'articolo 1 della legge 6 ottobre 1986, n. 656.

Art.5. Norme transitorie 1. Ai ciechi assoluti, di età inferiore ai 18 anni, titolari della pensione di cui al terzo comma dell'articolo 14-septies del decreto-legge 30 dicembre 1979, n. 663, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 febbraio 1980, n. 33, verrà erogata, in sostituzione della medesima, l'indennità di accompagnamento secondo le disposizioni della presente legge, a decorrere dal primo giorno del mese successivo a quello di entrata in vigore della stessa. 2. Le domande pendenti presso i comitati provinciali di assistenza e beneficenza pubblica all'atto della data di entrata in vigore della presente legge sono definite secondo le disposizioni della medesima. Per i minori ciechi assoluti la richiesta diretta al conseguimento della pensione si intende rivolta all'ottenimento dell'indennità di accompagnamento. 3. I titolari dell'assegno mensile di cui all'articolo 13 della legge 30 marzo 1971, n. 118, nei cui confronti non sia stata accertata una riduzione della capacità lavorativa superiore all'80 per cento continuano a percepirlo nella misura erogata alla data di entrata in vigore della presente legge; tale importo non sarà soggetto a rivalutazioni periodiche o straordinarie, né ad ulteriori aumenti.

Art.5-bis. Indennità di accompagnamento per i minori ciechi assoluti pluriminorati 1. Per i minori ciechi assoluti pluriminorati l'indennità di accompagnamento di cui all'art. 1 è aumentata del 45 per cento.(1) (1) Articolo aggiunto dall'art. 5, L. 11 ottobre 1990, n. 289.

Art.6. Abrogazioni 1. E' abrogato l'articolo 17 della legge 30 marzo 1971, n. 118. 2. Sono fatte salve le domande presentate sino alla data di entrata in vigore della presente legge per ottenere le provvidenze di cui all'articolo 17 della citata legge n. 118 del 1971 (2). (2) La Corte costituzionale, con sentenza del 4-18 marzo 1992, n. 106 (G. U. 25 marzo 1992, n. 13 - Serie speciale), ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 6, per la parte che riguarda l'abrogazione dell'assegno di accompagnamento fino alla data di entrata in vigore della legge 11 ottobre 1990, n. 289.

Art.7. Copertura finanziaria 1. All'onere derivante dall'applicazione della presente legge, valutato in lire 400 miliardi a decorrere dall'anno 1988, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1988-90, al capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l'anno 1988, all'uopo utilizzando l'apposito accantonamento "Adeguamento delle indennità di accompagnamento dei ciechi assoluti, dei sordomuti e degli invalidi civili totalmente inabili secondo quanto previsto dal comma 2 dell'articolo 1 della legge recante modifiche ed integrazioni alla normativa sulle pensioni di guerra".  
2. Il Ministro del tesoro è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

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Decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1996, n. 503
Regolamento recante norme per l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici

TITOLO I - Scopi e campo di applicazione

Art. 1 Definizioni ed oggetto

1. Le norme del presente regolamento sono volte ad eliminare gli impedimenti comunemente definiti «barriere architettoniche».

2. Per barriere architettoniche si intendono:

a) gli ostacoli fisici che sono fonte di disagio per la mobilità di chiunque ed in particolare di coloro che, per qualsiasi causa, hanno una capacità motoria ridotta o impedita in forma permanente o temporanea;
b) gli ostacoli che limitano o impediscono a chiunque la comoda e sicura utilizzazione di spazi, attrezzature o componenti;
c) la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono l'orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e in particolare per i non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi.

3. Le presenti norme si applicano agli edifici e spazi pubblici di nuova costruzione, ancorché di carattere temporaneo, o a quelli esistenti qualora sottoposti a ristrutturazione. Si applicano altresì agli edifici e spazi pubblici sottoposti a qualunque altro tipo di intervento edilizio suscettibile di limitare l'accessibilità e la visibilità, almeno per la parte oggetto dell'intervento stesso. Si applicano inoltre agli edifici e spazi pubblici in tutto o in parte soggetti a cambiamento di destinazione se finalizzata all'uso pubblico, nonché ai servizi speciali di pubblica utilità di cui al successivo titolo VI.

4. Agli edifici e spazi pubblici esistenti, anche se non soggetti a recupero o riorganizzazione funzionale, devono essere apportati tutti quegli accorgimenti che possono migliorare la fruibilità sulla base delle norme contenute nel presente regolamento.

5. In attesa del predetto adeguamento ogni edificio deve essere dotato, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, a cura dell'Amministrazione pubblica che utilizza l'edificio, di un sistema di chiamata per attivare un servizio di assistenza tale da consentire alle persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale la fruizione dei servizi espletati.

6. Agli edifici di edilizia residenziale pubblica ed agli edifici privati compresi quelli aperti al pubblico si applica il decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236.

7. Non possono essere erogati contributi o agevolazioni da parte dello Stato e di altri enti pubblici per la realizzazione di opere o servizi pubblici non conformi alle norme di cui al presente regolamento.

Art. 2 Contrassegni

1. Gli edifici, i mezzi di trasporto e le strutture costruite, modificate o adeguate tenendo conto delle norme per l'eliminazione delle barriere, devono recare in posizione agevolmente visibile il simbolo di «accessibilità» secondo il modello di cui all'allegato A.

2. E' fatta salva la specifica simbologia dell'Organizzazione internazionale della aviazione civile ove prescritta.

3. Il sistema di chiamata di cui all'art. 1 deve essere posto in luogo accessibile e contrassegnato con il simbolo di «accessibilità condizionata» secondo il modello di cui all'allegato B. 4. Uffici, sale per riunioni, conferenze o spettacoli, posti telefonici pubblici ovvero apparecchiature quali ascensori e telefoni che assicurano servizi di comunicazione per sordi, devono recare in posizione agevolmente visibile il simbolo internazionale di accesso alla comunicazione per le persone sorde di cui all'allegato C.

TITOLO II - Aree edificabili, opere di urbanizzazione e opere di arredo urbano

Art. 3. Aree edificabili

1. Nell'elaborazione degli strumenti urbanistici le aree destinate a servizi pubblici sono scelte preferendo quelle che assicurano la progettazione di edifici e spazi privi di barriere architettoniche.

Art. 4 Spazi pedonali

1. I progetti relativi agli spazi pubblici e alle opere di urbanizzazione a prevalente fruizione pedonale devono prevedere almeno un percorso accessibile in grado di consentire con l'utilizzo di impianti di sollevamento ove necessario, l'uso dei servizi, le relazioni sociali e la fruizione ambientale anche alle persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale. Si applicano, per quanto riguarda le caratteristiche del suddetto percorso, le norme contenute ai punti 4.2.1., 4.2.2. e 8.2.1., 8.2.2. del decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236, e, per quanto riguarda le caratteristiche degli eventuali impianti di sollevamento, le norme contenute ai punti 4.1.12., 4.1.13. e 8.1.12., 8.1.13. dello stesso decreto, con le successive prescrizioni elaborate dall'ISPESL e dall'U.N.I. in conformità alla normativa comunitaria.

Art. 5 Marciapiedi

1. Per i percorsi pedonali in adiacenza a spazi carrabili le indicazioni normative di cui ai punti 4.2.2 e 8.2.2. del decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236, valgono limitatamente alle caratteristiche delle pavimentazioni ed ai raccordi tra marciapiedi e spazi carrabili.

2. Il dislivello, tra il piano del marciapiede e zone carrabili ad esso adiacenti non deve comunque superare i 15 cm.

3. La larghezza dei marciapiedi realizzati in interventi di nuova urbanizzazione deve essere tale da consentire la fruizione anche da parte di persone su sedia a ruote.

Art. 6 Attraversamenti pedonali

1. Nelle strade ad alto volume di traffico gli attraversamenti pedonali devono essere illuminati nelle ore notturne o di scarsa visibilità.

2. Il fondo stradale, in prossimità dell'attraversamento pedonale, potrà essere differenziato mediante rugosità poste su manto stradale al fine di segnalare la necessità di moderare la velocità.

3. Le piattaforme salvagente devono essere accessibili alle persone su sedia a ruote.

4. Gli impianti semaforici, di nuova installazione o di sostituzione, devono essere dotati di avvisatori acustici che segnalano il tempo di via libera anche a non vedenti e, ove necessario, di comandi manuali accessibili per consentire tempi sufficienti per l'attraversamento da parte di persona che si muovono lentamente.

5. La regolamentazione relativa agli impianti semaforici è emanata con decreto del Ministro dei lavori pubblici.

Art. 7 Scale e rampe

1. Per le scale e le rampe valgono le norme contenute ai punti 4.1.10., 4.1.11. e 8.1.10., 8.1.11. del decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236.

2. I percorsi che superano i 6 metri di larghezza devono essere, di norma, attrezzati anche con corrimano centrale.

Art. 8 Servizi igienici pubblici

1. Per i servizi igienici valgono le norme contenute ai punti 4.1.6. e 8.1.6. del decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236. Deve essere prevista l'accessibilità ad almeno un w.c. ed un lavabo per ogni nucleo di servizi installato.

Art. 9 Arredo urbano

1. Gli elementi di arredo nonché le strutture, anche commerciali, con funzione di arredo urbano da ubicare su spazi pubblici devono essere accessibili, secondo i criteri di cui all'art. 4 del decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236.

2. Le tabelle ed i dispositivi segnaletici devono essere installati in posizione tale da essere agevolmente visibili e leggibili.

3. Le tabelle ed i dispositivi segnaletici di cui al comma 2, nonché le strutture di sostegno di linee elettriche, telefoniche, di impianti di illuminazione pubblica e comunque di apparecchiature di qualsiasi tipo, sono installate in modo da non essere fonte di infortunio e di intralcio, anche a persone su sedia a ruote.

4. I varchi di accesso con selezione del traffico pedonale devono essere sempre dotati di almeno una unità accessibile.

Art. 10 Parcheggi

1. Per i parcheggi valgono le norme di cui ai punti 4.2.3 e 8.2.3 del decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236.

2. Per i posti riservati disposti parallelamente al senso di marcia, la lunghezza deve essere tale da consentire il passaggio di una persona su sedia a ruote tra un veicolo e l'altro. Il requisito si intende soddisfatto se la lunghezza del posto auto non è inferiore a 6 m; in tal caso la larghezza del posto auto riservato non eccede quella di un posto auto ordinario.

3. I posti riservati possono essere delimitati da appositi dissuasori.

Art. 11 Circolazione e sosta dei veicoli al servizio di persone disabili

1. Alle persone detentrici del contrassegno di cui all'art. 12 viene consentita, dalle autorità competenti la circolazione e la sosta del veicolo al loro specifico servizio, purché ciò non costituisca grave intralcio al traffico, nel caso di sospensione o limitazione della circolazione per motivi di sicurezza pubblica, di pubblico interesse o per esigenze di carattere militare, ovvero quando siano stati stabiliti obblighi o divieti di carattere permanente o temporaneo, oppure quando sia stata vietata o limitata la sosta.

2. Le facilitazioni possono essere subordinate alla osservanza di eventuali motivate condizioni e cautele.

3. La circolazione e la sosta sono consentite nelle «zone a traffico limitato» e «nelle aree pedonali urbane», così come definite dall'art. 3 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, qualora è autorizzato l'accesso anche ad una sola categoria di veicoli per l'espletamento di servizi di trasporto di pubblica utilità.

4. Per i percorsi preferenziali o le corsie preferenziali riservati oltre che ai mezzi di trasporto pubblico collettivo anche ai taxi, la circolazione deve intendersi consentita anche ai veicoli al servizio di persone invalide detentrici dello speciale contrassegno di cui all'art. 12.

5. Nell'ambito dei parcheggi o delle attrezzature per la sosta, muniti di dispositivi di controllo della durata della sosta ovvero con custodia dei veicoli, devono essere riservati gratuitamente ai detentori del contrassegno almeno 1 posto ogni 50 o frazione di 50 posti disponibili.

6. I suddetti posti sono contrassegnati con il segnale di cui alla figura 79/a art. 120 del d.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495.

Art. 12 Contrassegno speciale

1. Alle persone con capacità di deambulazione sensibilmente ridotta è rilasciato dai comuni, a seguito di apposita documentata istanza, lo speciale contrassegno di cui al d.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495, che deve essere apposto sulla parte anteriore del veicolo.

2. Il contrassegno è valido per tutto il territorio nazionale.

3. La normativa di cui al presente articolo si intende estesa anche alla categoria dei non vedenti.

TITOLO III - Struttura edilizia in generale

Art. 13. Norme generali per gli edifici

1. Le norme del presente regolamento sono riferite alle generalità dei tipi edilizi.

2. Negli edifici pubblici deve essere garantito un livello di accessibilità degli spazi interni tale da consentire la fruizione dell'edificio sia al pubblico che al personale in servizio, secondo le disposizioni di cui all'art. 3 del decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236.

3. Per gli spazi esterni di pertinenza degli stessi edifici, il necessario requisito di accessibilità si considera soddisfatto se esiste almeno un percorso per l'accesso all'edificio fruibile anche da parte di persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale.

4. Le normative specifiche riguardanti singoli tipi edilizi possono articolare o limitare il criterio generale di accessibilità in relazione alla particolarità del tipo.

5. In sede di definizione e di applicazione di norme concernenti specifici settori, quali sicurezza, contenimento consumi energetici, tutela ambientale, ecc., devono essere studiate o adottate, nel rispetto di tale normative, soluzioni conformi alle disposizioni del presente regolamento.

6. Per gli alloggi di servizio valgono le disposizioni di cui all'art. 3.3 del decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236, relative agli alloggi di edilizia residenziale sovvenzionata.

7. Negli interventi di recupero, gli eventuali volumi aggiuntivi relativi agli impianti tecnici di sollevamento non sono computabili ai fini della volumetria utile.

Art. 14 Modalità di misura

1. Per le modalità di misura dei componenti edilizi e per le caratteristiche degli spazi di manovra con la sedia a ruote valgono le norme stabilite al punto 8.0 del decreto del Ministro dei lavori pubblici del 14 giugno 1989, n. 236.

Art. 15 Unità ambientali e loro componenti

1. Per le unità ambientali e loro componenti come porte, pavimenti, infissi esterni, arredi fissi, terminali degli impianti, servizi igienici, cucine, balconi e terrazze, percorsi orizzontali, scale, rampe, ascensori, servoscala e piattaforme elevatrici, autorimesse, valgono le norme stabilite ai punti 4.1 e 8.1 del decreto del Ministro dei lavori pubblici del 14 giugno 1989, n. 236.

Art. 16 Spazi esterni di pertinenza dell'edificio e loro componenti

1. Per gli spazi esterni di pertinenza dell'edificio e loro componenti come percorsi, pavimentazioni e parcheggi valgono le norme stabilite ai punti 4.2 e 8.2 del decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236.

Art. 17 Segnaletica

1. Per la segnaletica valgono le norme stabilite al punto 4.3 del decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236.

Art. 18. Raccordi con la normativa antincendio

1. Per i raccordi con la normativa antincendio, ferme restando le disposizioni vigenti in materia di sistemi di via d'uscita, valgono le norme stabilite al punto 4.6 del decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236.

TITOLO IV - Procedure

Art. 19. Deroghe e soluzioni alternative

1. Le prescrizioni del presente regolamento, sono derogabili solo per gli edifici o loro parti che, nel rispetto di normative tecniche specifiche, non possono essere realizzati senza dar luogo a barriere architettoniche, ovvero per singoli locali tecnici il cui accesso è riservato ai soli addetti specializzati.

2. Negli edifici esistenti sono ammesse deroghe alle norme del presente regolamento in caso di dimostrata impossibilità tecnica connessa agli elementi strutturali o impiantistici.

3. Per gli edifici soggetti al vincolo di cui all'art. 1 della legge 29 giugno 1939, n. 1497, e all'art. 2 della legge 1 giugno 1939, n. 1089 (ora decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490 - n.d.r.), la deroga è consentita nel caso in cui le opere di adeguamento costituiscono pregiudizio per valori storici ed estetici del bene tutelato, in tal caso il soddisfacimento del requisito di accessibilità è realizzato attraverso opere provvisionali ovvero, in subordine, con attrezzature d'ausilio e apparecchiature mobili non stabilmente ancorate alle strutture edilizie. La mancata applicazione delle presenti norme deve essere motivata con la specificazione della natura e della serietà del pregiudizio.

4. La deroga è concessa dall'amministrazione cui è demandata l'approvazione del progetto e della stessa si dà conto nell'ambito dell'atto autorizzativo. La stessa deroga viene inoltre comunicata alla Commissione di cui all'art. 22.

5. Sono ammesse eventuali soluzioni alternative, così come definite all'art. 7.2 del decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236, purché rispondenti ai criteri di progettazione di cui all'art. 4 dello stesso decreto.

Art. 20 Elaborati tecnici

1. Gli elaborati tecnici devono chiaramente evidenziare le soluzioni progettuali e gli accorgimenti tecnici adottati per garantire il rispetto delle prescrizioni di cui al presente regolamento.

2. Al fine di consentire una più chiara valutazione di merito, gli elaborati tecnici devono essere accompagnati da una relazione specifica contenente la descrizione delle soluzioni progettuali e delle opere previste per la eliminazione delle barriere architettoniche, degli accorgimenti tecnico-strutturali ed impiantistici e dei materiali previsti a tale scopo.

3. Quando vengono proposte soluzioni alternative la relazione di cui al comma 2 corredata dai grafici necessari, deve essere integrata con l'illustrazione delle alternative e dell'equivalente o migliore qualità degli esiti ottenibili.

Art. 21 Verifiche

1. In attuazione dell'art. 24, comma 5, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, è fatto obbligo di allegare ai progetti delle opere di cui al presente regolamento, la dichiarazione del professionista che ha progettato l'opera attestante la conformità degli elaborati alle disposizioni contenute nel regolamento stesso e che illustra e giustifica eventuali deroghe o soluzioni tecniche alternative.

2. Spetta all'amministrazione cui è demandata l'approvazione del progetto, l'accertamento e l'attestazione di conformità; l'eventuale attestazione di non conformità del progetto o il mancato accoglimento di eventuali deroghe o soluzioni tecniche alternative devono essere motivati.

Art. 22 Aggiornamento e modifica delle prescrizioni

1. Sono attribuiti alla commissione permanente istituita ai sensi dell'art. 12 del decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236, la soluzione dei problemi tecnici derivanti dall'applicazione della presente normativa, l'esame o l'elaborazione delle proposte di aggiornamento e modifica, nonché il parere per le proposte di aggiornamento delle normative specifiche di cui all'art. 13. Gli enti locali, gli istituti universitari, i singoli professionisti possono proporre soluzioni alternative alla commissione la quale, in caso di riconosciuta idoneità, può utilizzarle per le proposte di aggiornamento del presente regolamento.

TITOLO V - Edilizia scolastica

Art. 23 Edifici scolastici

1. Gli edifici delle istituzioni prescolastiche, scolastiche, comprese le università e delle altre istituzioni di interesse sociale nel settore della scuola devono assicurare la loro utilizzazione anche da parte di studenti non deambulanti o con difficoltà di deambulazione.

2. Le strutture interne devono avere le caratteristiche di cui agli articoli 7, 15, e 17, le strutture esterne quelle di cui all'art. 10.

3. L'arredamento, i sussidi didattici e le attrezzature necessarie per assicurare lo svolgimento delle attività didattiche devono avere caratteristiche particolari per ogni caso di invalidità (banchi, sedie, macchine da scrivere, materiale Braille, spogliatoi, ecc.).

4. Nel caso di edifici scolastici a più piani senza ascensore, la classe frequentata da un alunno non deambulante deve essere situata in un'aula al pianterreno raggiungibile mediante un percorso continuo orizzontale o raccordato con rampe.

TITOLO VI - Servizi speciali di pubblica utilità

Art. 24 Tranvie, filovie, linee automobilistiche, metropolitane (omissis)

Art. 25 Treni, stazioni, ferrovie (omissis)

Art. 26 Servizi di navigazione marittima: navi nazionali (omissis)

Art. 27 Servizi di navigazione interna (omissis)

Art. 28 Aerostazioni (omissis)

Art. 29 Servizi per viaggiatori

1. I servizi per i viaggiatori nelle stazioni devono essere accessibili.

Art. 30 Modalità e criteri di attuazione

1. Il Ministero dei trasporti stabilisce con propri decreti le modalità e i criteri di attuazione delle norme del presente regolamento relative al trasporto pubblico di persona.

Art. 31 Impianti telefonici pubblici

1. Al fine di consentire l'uso di impianti telefonici pubblici da parte anche di persone con ridotte o impedite capacità motorie o sensoriali sono adottati i seguenti criteri:

a) nei posti telefonici pubblici ubicati nei capoluoghi di provincia, deve essere installato in posizione accessibile almeno un apparecchio posto ad una altezza massima di 0,90 m dal pavimento e convenientemente isolato sotto il profilo acustico.
Negli uffici anzidetti, con un numero di cabine non inferiori a 10, una delle cabine deve essere strutturata e attrezzata come segue:
1) il dislivello massimo tra il pavimento interno della speciale cabina telefonica e il pavimento esterno non deve essere superiore a cm. 2,5; la porta di accesso deve avere una luce netta minima di 0,85 m; l'apparecchio telefonico deve essere situato ad un'altezza minima di 0,90 m dal pavimento;
sulla parete ove è applicato l'apparecchio deve prevedersi un sedile ribaltabile a scomparsa avente piano di appoggio ad una altezza di 0,45 m; la mensola porta elenchi deve essere posta ad una altezza di 0,80 m; eventuali altre caratteristiche sono stabilite con decreto del Ministro delle poste e delle telecomunicazioni;
b) in ogni comune, secondo un programma da realizzarsi gradualmente in un quinquennio, deve essere posto a disposizione dell'utenza, preferibilmente nella sede del locale posto telefonico pubblico, almeno un apparecchio telefonico con i requisiti di cui alla lettera a);
c) il 5 per cento delle cabine di nuova installazione poste a disposizione del pubblico deve essere rispondente ai requisiti di cui alla lettera a); il 5 per cento degli apparecchi posti a disposizione del pubblico deve essere installato ad un'altezza non superiore a 0,90 m. I predetti impianti sono dislocati secondo le esigenze prioritarie segnalate da parte dei singoli comuni interessati.

Art. 32

1. Sono abrogate, dalla data di entrata in vigore del presente decreto le disposizioni di cui al d.P.R. 27 aprile 1978, n. 384.

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NUOVA PROCEDUTA INPS SUI SORDI NEOMAGGIORENNI (INDENNITÀ DI COMUNICAZIONE) Modifica Modifica

Autore: Franco Zatini (a cura di) - Codice: 082LN/2014


Nuova proceduta INPS sui sordi neomaggiorenni (indennità di comunicazione). Semplificazioni per i minori invalidi. Art. 25 del DL 24 giugno 2014, n.90, convertito con modificazioni dalla L. 11 agosto 2014, n.114 - Minori titolari d’indennità di accompagnamento o di comunicazione. (Messaggio INPS n.7382 del 1 ottobre 2014).

Con il messaggio INPS n. 6512 dell’8 agosto 2014 sono state fornite – limitatamente ai minori titolari di indennità di frequenza - le prime istruzioni sulle procedure di accertamento del diritto alle prestazioni pensionistiche connesse alla maggiore età, così come novellate dal Decreto legge 24 giugno 2014, n. 90.

Sciogliendo ora la riserva di cui al punto 4 del citato messaggio e tenuto conto delle modificazioni apportate dalla legge di conversione 11 agosto 2014, n. 114, si forniscono ulteriori indicazioni riguardanti i minori titolari di indennità di accompagnamento o di comunicazione nonché quelli rientranti nelle previsioni di cui al DM 2 agosto 2007, inclusi i soggetti affetti da sindrome da talidomide o da sindrome di Down (art. 25, comma 6).

Premesso che l’erogazione dell’indennità non cessa al raggiungimento della maggiore età, le nuove disposizioni normative stabiliscono ora, per i minori già titolari di tali prestazioni, al raggiungimento della maggiore età il diritto alle seguenti prestazioni:

-      pensione di inabilità a favore dei cittadini maggiorenni totalmente inabili; -      pensione non riversibile a favore dei cittadini maggiorenni ciechi assoluti; -      pensione non riversibile a favore dei cittadini maggiorenni sordi. 

Inoltre, per effetto delle modificazioni apportate in sede di conversione, non è più necessaria laprevia presentazione della domanda in via amministrativa.

Diversamente da quanto previsto per l’indennità di frequenza (art. 25, comma 5), nella fattispecie in esame è quindi richiesto l’accertamento della sola sussistenza degli altri requisiti socio-reddituali previsti dalla legge.

Peraltro, anche i soggetti che abbiano già presentato domanda di accertamento sanitario - siano stati o meno convocati a visita dalla ASL - non saranno obbligati a sottoporsi all’accertamento, a meno che non abbiano comunque interesse al riconoscimento sanitario (ad esempio ai fini del diritto ad agevolazioni fiscali, prestazioni socio-sanitarie di natura non economica etc.). In questo caso, potranno continuare a seguire la procedura già iniziata fino alla sua naturale conclusione.

Tutti i destinatari delle nuove disposizioni saranno in ogni caso tenuti a presentare tempestivamente - al raggiungimento del 18° anno di età - il modello AP70 che attesti il possesso dei requisiti socio-economici previsti dalla normativa vigente. Ricorrendone i presupposti, le prestazioni saranno in tal modo erogate d’ufficio, con decorrenza dal compimento della maggiore età.

Sarà cura dell’Istituto informare i soggetti interessati con apposita comunicazione.

Al fine di consentire la trasmissione del modello AP70, si sta provvedendo ad aggiornare la procedura disponibile sia nella intranet - per le strutture territoriali - sia nel portale dell’Istituto - per i cittadini e per gli Enti di patronato all’interno dell’area dedicata -. Per questi ultimi l’invio del modello AP70 sarà possibile inserendo in procedura il codice fiscale del richiedente ed allegando la delega rilasciata dal cittadino al patronato per l’inoltro di detto modello.

La procedura - in via di rilascio - è predisposta per consentire la trasmissione del modello AP70 solo dopo il compimento del 18° anno, al fine di fornire i dati socio-reddituali del soggetto ormai maggiorenne. Nella procedura della fase concessoria del patronato, in particolare, è stato previsto un apposito pulsante con il quale è possibile procedere alla registrazione della delega e all’inserimento dei dati afferenti il modello AP70, ai sensi della legge n.114 del 11.08.2014.

Con successivo messaggio verrà data comunicazione della messa in linea delle varie funzionalità implementate.

Si invitano le Strutture in indirizzo a dare ampia diffusione, nei modi ritenuti più opportuni, al contenuto del presente messaggio, portandolo a conoscenza anche degli enti e delle associazioni di categoria presenti nel territorio di propria competenza.Il Direttore Generale INPS Nori  - ln082 (2014)

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fonte:http://www.storiadeisordi.it/articolo.asp?ENTRY_ID=3281

MINORI SORDI: INDENNITÀ DI COMUNICAZIONE E DI FREQUENZA NELLA PROCEDURA SEMPLIFICATA Modifica

Autore: Franco Zatini (a cura di) - Codice: 081LS/2014


Minori sordi: indennità di comunicazione e di frequenza nella procedura semplificata. Semplificazioni per i minori invalidi – MessaggioINPS  n. 6512 dell'8 agosto 2014.  Art. 25 D.L. 24 giugno 2014, n° 90. Il Decreto-Legge 24 giugno 2014, n° 90 (misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l'efficienza degli uffici giudiziari), ha introdotto, per i soggetti minorenni già disabili, rilevanti novità per la semplificazione delle procedure di accertamento del diritto alle prestazioni pensionistiche connesse alla maggiore età (art. 25, commi 5 e 6).  Va innanzitutto precisato che, riferendosi il decreto in esame unicamente alle prestazioni di carattere economico, deve considerarsi invariata la previgente disciplina relativa alle domande di disabilità di cui alla legge n. 68/99 e handicap ai sensi della legge n. 104/92.               

1.    Minori titolari di indennità di frequenza (art. 25, comma 5)Come noto, per i minori titolari di indennità di frequenza l’erogazione della prestazione cessa al raggiungimento della maggiore età.

Il D.L. n° 90/2014 stabilisce che i minori - già titolari di tale prestazione - che ritengano di possedere i requisiti per il diritto alle prestazioni economiche che richiedono il compimento della maggiore età (pensione di  inabilità, assegno mensile) possono presentare la relativa domanda entro i sei mesi antecedenti il compimento della maggiore età. 

In tali casi,  le relative prestazioni sono erogate, in via provvisoria, al compimento del diciottesimo anno di età. 

Ricorrendone gli estremi, le prestazioni verranno concesse all’esito del successivo accertamento delle condizioni sanitarie e degli altri requisiti amministrativi previsti dalla normativa di settore.

2.   Istruzioni operativeSul sito Internet dell’Istituto, nella sezione Modulistica, è stato pubblicato il modello “Domanda di invalidità civile”, integrato alla luce delle nuove disposizioni, che sarà possibile presentare direttamente on line. Al  momento, la funzione di presentazione di questa tipologia di domanda di cui all’art. 25 D.L. 24/6/2014 n. 90 è disponibile all’interno dell’area dedicata agli enti di patronato  nel portale dell’Istituto www.inps.it.

Si fa riserva di comunicare con apposito messaggio l’estensione di analoga funzionalità procedurale ai rimanenti gruppi di utenti interessati.

I minori titolari di indennità di frequenza che intendano presentare istanza per le sole prestazioni pensionistiche (pensione di inabilità e assegno mensile) non sono obbligati ad allegare il certificato medico alla domanda. Nel caso di accertamento della sussistenza  dei requisiti sanitari all’esito della prevista visita medico-legale, saranno però tenuti a presentare il Modello AP70 che attesti il possesso dei requisiti socio-economici previsti dalla normativa vigente.

La domanda di prestazioni connesse alla maggiore età, disponibile nelle procedure di trasmissione, è stata modificata con l’introduzione delle seguenti opzioni:

1)   la prima si riferisce all’accertamento sanitario “ordinario”;

2)   la seconda si riferisce all’accertamento sanitario ai sensi dell’art. 25 comma 5 del decreto legge 24 giugno 2014 n. 90 (minori con indennità di frequenza);

3.   Disposizioni transitorie Il decreto legge n° 90/2014 spiega la sua efficacia a decorrere dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale: le nuove disposizioni trovano quindi applicazione “anche” per tutti i minori che abbiano già compiuto il diciottesimo anno d’età a far data dal 24 giugno 2014. Pertanto, alfine di consentire una compiuta disciplina della fase transitoria compresa tra l’entrata in vigore del decreto e la sua piena operatività, si forniscono di seguito le seguenti indicazioni.

I titolari di indennità di frequenza, che abbiano compiuto il diciottesimo anno d’età a far data dal 24 giugno c.a. e non oltre la piena operatività del presente messaggio, potranno produrre istanza ai sensi dell’art. 25, comma 5, del D.L. n. 90/2014. Resta fermo l’accertamento dei requisiti sanitari al compimento della maggiore età. Sarà cura dell’Istituto informare direttamente tali soggetti in merito alle nuove disposizioni normative tramite apposita comunicazione epistolare e\o tramite chiamata diretta da parte del Contact Center.

4.   Minori titolari di indennità di  accompagnamento o di comunicazione (art. 25, comma 6.) Quanto alla disciplina relativa ai minori titolari di indennità di accompagnamento o di comunicazione (art. 25, comma 6, del D.L. n° 90/2014),  per i quali è stato stabilito, al raggiungimento della maggiore età, una presunzione di sussistenza dei requisiti sanitari senza l’obbligo di un nuovo accertamento sanitario,  si precisa che, in sede di conversione in legge  (cfr. n°1582/S approvato dalla Camera in data 31 luglio 2014), sono state apportate  ulteriori  modificazioni al testo originario.

Pertanto  l’Istituto si riserva di fornire ulteriori istruzioni non appena sarà approvato il testo  normativo definitivo.

Si invitano le Strutture in indirizzo a dare ampia diffusione, nei modi ritenuti più opportuni, al contenuto del presente messaggio, portandolo a conoscenza anche degli enti e associazioni di categoria presenti nel territorio di propria competenza. Il Direttore Generale   INPS Nori

In tali casi,  le relative prestazioni sono erogate, in via provvisoria, al compimento del diciottesimo anno di età.

Ricorrendone gli estremi, le prestazioni verranno concesse all’esito del successivo accertamento delle condizioni sanitarie e degli altri requisiti amministrativi previsti dalla normativa di settore.

2.   Istruzioni operativeSul sito Internet dell’Istituto, nella sezione Modulistica, è stato pubblicato il modello “Domanda di invalidità civile”, integrato alla luce delle nuove disposizioni, che sarà possibile presentare direttamente on line. Al  momento, la funzione di presentazione di questa tipologia di domanda di cui all’art. 25 D.L. 24/6/2014 n. 90 è disponibile all’interno dell’area dedicata agli enti di patronato  nel portale dell’Istituto www.inps.it.

Si fa riserva di comunicare con apposito messaggio l’estensione di analoga funzionalità procedurale ai rimanenti gruppi di utenti interessati.

I minori titolari di indennità di frequenza che intendano presentare istanza per le sole prestazioni pensionistiche (pensione di inabilità e assegno mensile) non sono obbligati ad allegare il certificato medico alla domanda. Nel caso di accertamento della sussistenza  dei requisiti sanitari all’esito della prevista visita medico-legale, saranno però tenuti a presentare il Modello AP70 che attesti il possesso dei requisiti socio-economici previsti dalla normativa vigente.

La domanda di prestazioni connesse alla maggiore età, disponibile nelle procedure di trasmissione, è stata modificata con l’introduzione delle seguenti opzioni:

1)   la prima si riferisce all’accertamento sanitario “ordinario”;

2)   la seconda si riferisce all’accertamento sanitario ai sensi dell’art. 25 comma 5 del decreto legge 24 giugno 2014 n. 90 (minori con indennità di frequenza);

3.   Disposizioni transitorie Il decreto legge n° 90/2014 spiega la sua efficacia a decorrere dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale: le nuove disposizioni trovano quindi applicazione “anche” per tutti i minori che abbiano già compiuto il diciottesimo anno d’età a far data dal 24 giugno 2014. Pertanto, alfine di consentire una compiuta disciplina della fase transitoria compresa tra l’entrata in vigore del decreto e la sua piena operatività, si forniscono di seguito le seguenti indicazioni.

I titolari di indennità di frequenza, che abbiano compiuto il diciottesimo anno d’età a far data dal 24 giugno c.a. e non oltre la piena operatività del presente messaggio, potranno produrre istanza ai sensi dell’art. 25, comma 5, del D.L. n. 90/2014. Resta fermo l’accertamento dei requisiti sanitari al compimento della maggiore età. Sarà cura dell’Istituto informare direttamente tali soggetti in merito alle nuove disposizioni normative tramite apposita comunicazione epistolare e\o tramite chiamata diretta da parte del Contact Center.

4.   Minori titolari di indennità di  accompagnamento o di comunicazione (art. 25, comma 6.) Quanto alla disciplina relativa ai minori titolari di indennità di accompagnamento o di comunicazione (art. 25, comma 6, del D.L. n° 90/2014),  per i quali è stato stabilito, al raggiungimento della maggiore età, una presunzione di sussistenza dei requisiti sanitari senza l’obbligo di un nuovo accertamento sanitario,  si precisa che, in sede di conversione in legge  (cfr. n°1582/S approvato dalla Camera in data 31 luglio 2014), sono state apportate  ulteriori  modificazioni al testo originario.

Pertanto  l’Istituto si riserva di fornire ulteriori istruzioni non appena sarà approvato il testo  normativo definitivo.

Si invitano le Strutture in indirizzo a dare ampia diffusione, nei modi ritenuti più opportuni, al contenuto del presente messaggio, portandolo a conoscenza anche degli enti e associazioni di categoria presenti nel territorio di propria competenza. Il Direttore Generale   INPS Nori


PERMESSI LEGGE 104: QUANDO E COME LA CUMULABILITÀ Modifica

Autore: Giorgia Di Cristofano - Codice: 079LN/2014


Permessi legge 104: quando e come la cumulabilità. Chi sono i lavoratori che possono cumulare i benefici e cosa consente esattamente il dettato di legge? Ecco come non perdere la bussola in una normativa in continua evoluzione. La cumulabilità dei permessi previsti dalla legge 104 del 1992 in capo allo stesso lavoratore per assistere due familiari con grave disabilità è disciplinata dall’art. 6 del decreto legislativo 119/2011.

La norma prevede che il lavoratore ha diritto di prestare assistenza nei confronti di più persone in situazione di handicap grave, solo a condizione che si tratti del coniuge o di un parente o affine entro il primo grado o il secondo grado, qualora i  genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 65 anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti.

La cumulabilità non è ammessa in nessun’altro caso, in particolare non è mai possibile usufruire della pluralità di permessi per assistere un parente o affine di terzo grado. Non dissimile è la cumulabilità per quei lavoratori che beneficiano dei permessi per se stessi e anche per assistere. Il lavoratore con disabilità grave che già beneficia dei permessi (di cui al comma 6, art. 33, legge n. 104/1992) può fruire anche di permessi per assistere altri familiari in situazione di disabilità grave, senza necessità di acquisire alcun parere medico legale (circolare n. 53/2008, pag. 6). Infine, per il lavoratore che assiste un familiare che beneficia dei permessi per se stesso, non esistono disposizioni recenti in merito. Il caso viene affrontato solo nella circolare Inps 37 del 18 febbraio 1999 (punto1 A), dove si evince che il lavoratore può fruire dei giorni di permesso legge 104/92 per assistere il familiare con grave disabilità che già fruisce dei permessi previsti dalla medesima legge per se stesso. Nella circolare vengono individuate due condizioni.

- La prima è che il lavoratore con grave disabilità abbia una effettiva necessità di essere assistito e che tale necessità deve essere valutata dal medico competente. - La seconda è che nel nucleo familiare non sia presente un altro familiare non lavoratore in condizione di prestare assistenza.

Un’altra circolare Inps, la 128 del 2003 precisa, invece, che i giorni di permesso dei due soggetti devono essere fruiti nelle stesse giornate, ma un più recente parere del Dipartimento della Funzione pubblica 44274 del 5 novembre 2012 ha chiarito che – seppur la situazione ordinaria è che le giornate di permesso legge 104/92 richieste dai due beneficiari debbano coincidere – ciò non esclude comunque la possibilità che queste vengano fruite in giornate differenti. Giorgia Di Cristofaro Fonte: superabile Magazine aprile 2014 - ln079

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fonte:http://www.storiadeisordi.it/articolo.asp?ENTRY_ID=3205

LEGGE 104 E ACCESSO AL TRATTAMENTO PENSIONISTICOModifica

Autore: - Codice: 078LN/2014

Legge 104 e accesso al trattamento pensionistico. Nota di sintesi della UIL scuola - Come è noto, con la circolare n° 44 del Ministero del Lavoro del 12.11.2013, è stata ampliata la platea dei derogati.  L’estensione riguarda anche il personale della scuola il quale, nel caso abbia fruito di permessi per l’art. 33 comma 3 della Legge 104 del 1992 e per l’art. 42 del Decreto Legislativo n° 151 del 26.03.2001, può produrre istanza al Dipartimento territoriale del Lavoro per far parte di una graduatoria stilata dall’Inps e, rientrando nelle 2.500 unità stabilite per l’anno 2014, potrà successivamente produrre istanza per il pensionamento a decorrere dal 1° settembre 2014.

Tale personale dovrà possedere i requisiti della legge pre Fornero entro 36 mesi dalla pubblicazione del Decreto Legge n° 201 del 06.12.2011 (pertanto entro il 06.01.2015), finestra compresa.

Per dovere di chiarezza, si fa presente quanto segue: la Legge pre Fornero stabiliva pensionamenti di vecchiaia e di anzianità con accesso al trattamento dopo 12 mesi dal conseguimento del requisito. Nel pubblico impiego, scuola esclusa, e nel privato se il requisito si raggiunge il 1° marzo dell’anno “X” l’accesso al trattamento pensionistico avviene dal 1° marzo dell’anno successivo. Per quanto riguarda la scuola, invece, data la particolarità dell’uscita dal mondo produttivo dal 1° settembre di ogni anno, l’accesso alla pensione avviene dopo un minimo di 8 mesi, dal conseguimento del diritto, ad un massimo di 20. Se, infatti, si raggiunge diritto a pensione nel mese di dicembre, si avrà la stessa nel mese di settembre successivo (dopo 8 mesi); qualora si dovessero  raggiungere  i requisiti per il trattamento pensionistico nel mese di gennaio, la riscossione della pensione avverrebbe a settembre dell’anno successivo (dopo 20 mesi). In tal modo, il comma 9 dell’art. 59 della Legge 449 del 1997 viene modificato nel senso che si raggiunge il requisito a dicembre per andare in pensione a settembre dell’anno successivo, anziché nello stesso anno come prevede la legge citata.

Il sottonotato quadro sinottico evidenzia le pensioni di vecchiaia.

Screenshot 2015-10-08 15.32.10

Per le pensioni di anzianità

Screenshot 2015-10-08 15.35.12

Orbene. Per i “derogati” che rientreranno nelle 2.500 unità, il pensionamento dal 1° settembre 2014 avverrà possedendo i requisiti  sotto indicati alla data del 31.12.2013:

40 anni di contribuzione a prescindere dall’età anagrafica;
Quota 97 e 3 mesi; 65 anni di età anagrafica e minimo 20 di contribuzione.

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fonte:http://www.storiadeisordi.it/articolo.asp?ENTRY_ID=3165Modifica

OBBLIGHI DI ACCESSIBILITÀ PER LE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONE. LEGGE N.221/2012)Modifica

Autore: Franco Zatini (a cura di) - Codice: 077LS/2014

Obblighi di accessibilità per le Pubbliche Amministrazione. Legge n.221/2012). Nella Gazzetta Ufficiale n. 90 del 17 aprile 2013 è stato pubblicato il comunicato della circolare n. 61/2013 riguardante i recenti obblighi delle pubbliche amministrazioni in materia di accessibilità e le modalità di redazione degli “Obiettivi di Accessibilità” (ex art. 9, comma 7, del decreto legge 179/2012). L’Agenzia per l’Italia Digitale intende accompagnare le amministrazioni negli adempimenti connessi alle modifiche della normativa e oltre a fornire un quadro esplicativo, mette a disposizione degli enti due strumenti concreti che possono essere d’aiuto per meglio rispondere agli obblighi di legge. In particolare si tratta di un questionario per effettuare un'autovalutazione sullo stato di adeguamento dei propri siti e servizi web in termini di accessibilità e un format per la pubblicazione online degli Obiettivi annuali.

Pubblicata circolare n. 61/2013 relativa agli obblighi di accessibilità per le PA
Il recente decreto legge 18 ottobre 2012, n. 179, recante “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese” (Gazzetta Ufficiale n. 245 del 19 ottobre 2012 - Suppl. Ordinario n. 194), convertito con modificazioni dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221 (S.O. n. 208, relativo alla Gazzetta Ufficiale del 18 dicembre 2012, n. 294) apporta alcune modificazioni alla citata legge 9 gennaio 2004, n. 4 e al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 recante “Codice dell’amministrazione digitale”.

A tal proposito l’Agenzia per l’Italia Digitale ha emanato la circolare n. 61/2013. Obiettivo della presente circolare è quello di informare le pubbliche amministrazioni sui nuovi adempimenti posti a loro carico dalla recente normativa. In particolare, con riferimento agli obiettivi di accessibilità, l’Agenzia per l’Italia digitale intende anche fornire alle pubbliche amministrazioni sia un questionario, che esse possano utilizzare per effettuare un’autovalutazione circa lo stato di adeguamento dei propri siti e servizi web alla normativa sull’accessibilità, sia un esempio di format per la pubblicazione sui siti web degli obiettivi annuali di accessibilità.

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fonte:http://www.storiadeisordi.it/articolo.asp?ENTRY_ID=3086

CARTA DEI DIRITTI DELLE PERSONE CON DISABILITÀ IN OSPEDALE. Modifica

Autore: Franco Zatini (a cura di) - Codice: 076LS/2013


Carta dei Diritti delle Persone con Disabilità in Ospedale. Il prezioso strumento dell'opuscolo sul diritto delle persone con disabilità (fisici, psichici e sensoriali) in Ospedale é stato realizzato  a cura del Comitato "spes contra spem Onlus" Roma. Ecco l'introduzione: L’esperienza ci ha mostrato quanto sia difficile per una persona con disabilità affrontare la quotidianità di una struttura ospedaliera. L’attesa in un pronto soccorso, il sottoporsi ad un esame invasivo, la degenza in ospedale:

sono esperienze che ciascuno di noi può vivere con più o meno disagio. Per qualcuno però possono essere devastanti. La sensazione di essere rinchiusi in una sala con altre persone che soffrono, magari urlano o si lamentano può risultare intollerabile per un disabile comportamentale. Trovarsi in ospedale in seguito ad una semplice operazione chirurgica senza poter esprimere i propri bisogni fisiologici e senza avere continuamente accanto qualcuno che possa coglierli,può ingenerare conseguenze deleterie su un paziente già fragile.

Si è fatto riferimento ad un caso concreto, ad una persona cara, per spiegare come sia nato un progetto che si pone l’ambizioso obiettivo di aiutare il sistema sanitario a fornire le giuste risposte.

Questo nella convinzione che sia eticamente ed umanamente necessario. Gli strumenti da mettere in campo implicano l’utilizzo di risorse finanziarie, ma soprattutto un grande cambiamento culturale da realizzarsi con un forte impegno formativo e di sensibilizzazione degli operatori del settore. Proprio a questo scopo, la carta è stata articolata in modo tale che oltre all’enunciazione del singolo diritto, e alla successiva spiegazione, vi sia un’esemplificazione di quali strumenti dotarsi per far sì che la singola persona con una specifica disabilità -intellettiva, relazionale, sensoriale, motoria– possa esercitare questo diritto.

Nei trattamenti di persone con disabilità infatti, uno dei problemi maggiori è una certa attitudine del personale sanitario a ritenere inutili le cure, e quindi anche i percorsi diagnostici, per questi pazienti.

Non necessariamente ciò nasce da un pregiudizio negativo, ma a volte dal ritenere che in ogni caso questo arrechi un’ulteriore inutile sofferenza alla persona.

La convinzione che disabilità e malattia siano coincidenti, in molti casi non ha fondamento.

Tale problema è acuito dal fatto che l’esecuzione di prestazioni diagnostiche e terapeutiche anche relativamente semplici può risultare in realtà molto complessa: si pensi per esempio all’esecuzione di un prelievo ematico, di una radiografia del torace, di una sutura cutanea in un paziente con grave deficit cognitivo associato a problematiche comportamentali o in un paziente con tetraparesi spastica.

Inoltre le comorbidità proprie di alcune disabilità (p.e. epilessia, vescica neurologica), l’assunzione di terapie farmacologiche complesse, l’assenza di autonomia e la conseguente necessità di cure e attenzioni costanti, le difficoltà di comunicazione rendono estremamente fragili questi pazienti e aumentano il rischio comunque connesso a procedure diagnostiche e soprattutto operatorie.

Anche i problemi che si verificano durante una degenza ospedaliera possono risultare molto complessi. Quando si presenta una complicazione, può essere difficile per la persona con disabilità o per i suoi caregivers trovare una figura medica di riferimento. Da parte dei medici si tende comunque a delegare allo specialista che ha in carico il paziente l’individuazione e la risoluzione di problematiche mediche non direttamente inerenti la patologia responsabile della disabilità. Purtroppo ancora troppo spesso la presa in carico di queste persone è perlomeno farraginosa e la figura del casemanager è rara.

Occorre quindi implementare corsi di formazione per operatori sanitari riguardo la disabilità e le problematiche ad essa legate. La persona con disabilità ha diritto a tutte le cure, non solo a quelle legate alla sua eventuale particolare patologia, ma anche a quelle necessarie per altre patologie specialistiche o generiche.

Devono inoltre essere previsti programmi di prevenzione con controlli clinici, laboratoristici e strumentali di prevenzione (screening odontoiatrico, ginecologico, dermatologico, etc).

La difficoltà nell’esecuzione di manovre diagnostico terapeutiche pur semplici, la complessità delle patologie e della gestione sanitaria, la difficoltà a relazionarsi con il paziente rendono concreto il rischio che nei pazienti con disabilità molte problematiche mediche vengano trascurate o neglette del tutto.

Uno dei cardini rispetto all’argomento è la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (1) recepita e resa vincolante a livello nazionale nell’ordinamento italiano con L.18/2009, che all’articolo 25 sancisce il diritto alla cura.

D’altra parte il diritto alla cura, come altri diritti umani, trova fondamento nella dignità intrinseca ad ogni essere umano.Una dignità caratterizzata dalla universalità (è di ogni essere umano) e dalla radicalità (fa parte della natura umana e non viene meno con il modificarsi delle condizioni di salute o la perdita di funzioni e abilità).

In questo lavoro abbiamo evidenziato come i diritti sanciti dall’art.25 della Convenzione delle Nazioni Unite possano trovare concreta applicazione nella Carta europea dei diritti del malato proprio in questa tipologia di pazienti.

L’auspicio è che questa Carta possa essere il primo passo per la realizzazione all’interno delle strutture ospedaliere e sanitarie di percorsi diagnostici-terapeutici a misura di persona con disabilità, cosa che già avviene in alcune isolate realtà (2), e in grado di promuovere una diversa visione della questione nel mondo sanitario.

Facciamo nostra l’affermazione di Pessina: “le persone con disabilità non hanno bisogni speciali, ..ma hanno gli stessi bisogni di tutte le soggettività empiriche, perché in realtà non sono persone speciali, ma persone umane che soffrono di alcune limitazioni.” (3)


(1) Convenzione O.N.U. sui diritti delle Persone con disabilità, approvata il 13 dicembre 2006, ratificata in Italia con L.18 del 3 marzo 2009. (2) Progetto DAMA (Disabled Advanced Medical Assistance) dell’Ospedale S. Paolo di Milano nato nel 2000. (3) Pessina A.: Barriere della mente e barriere del corpo. Annotazioni per un etica della soggettività empirica. In Paradoxa. Etica della condizione umana. Milano Vita e Pensiero 2010.

ls076 - 2013

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TUTELA GIUDIZIARIA DELLE PERSONE CON DISABILITÀ. Modifica

Autore: - Codice: 042LN/2006


Con la legge 1 marzo 2006, n.67, pubblicata nella Gazzetta ufficiale, n. 54, del 6 marzo 2006, entra in vigore una nuova normativa riguardante "Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni".  Si tratta di una legge che, mentre risponde a precise direttive dell'Unione Europea sulla parità di trattamento fra le persone ed estende alcuni strumenti di procedura giudiziaria già adottati per altri aspetti discriminatori alle persone disabili, intende promuovere (com'è detto nell'art. 1) la piena attuazione del principio di parità e delle pari opportunità nei confronti delle persone disabili, al fine di garantire alle stesse il pieno godimento dei loro diritti civili, politici, economici e sociali. Di particolare importanza è la distinzione e definizione (contenuta nell'art. 2) dei comportamenti che attuano una forma di discriminazione: - tutti quei comportamenti per cui una persona, per motivi connessi alla sua disabilità, è trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata una non disabile in una situazione analoga (discriminazione diretta); - tutti quei comportamenti apparentemente neutri, che attraverso una disposizione, un criterio, una prassi, un atto, un patto o un comportamento, mettono una persona disabile in una posizione di svantaggio rispetto ad altre persone (discriminazione indiretta); - tutti quei comportamenti indesiderati che, posti in essere per motivi connessi alla disabilità, violano la dignità e la libertà di una persona disabile, o creano un clima di intimidazione ostile e degradante nei suoi confronti (il cosiddetto mobbing). Tutela giurisdizionale e legittimazione ad agire Nel disporre sanzioni per i comportamenti discriminatori a danno delle persone disabili la nuova legge riprende alcune disposizioni di tutela giurisdizionale già previste dal "Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero sull'immigrazione" (art. 44 del decreto legislativo n. 268/1998), nonché quelle previste dal Codice Civile (art. 2729, primo comma).  In base all'art. 3, il ricorrente, al fine di dimostrare la sussistenza di un comportamento discriminatorio a proprio danno, può dedurre in giudizio elementi di fatto, in termini gravi, precisi e concordanti. Con il provvedimento che accoglie il ricorso, il giudice, oltre a provvedere, se richiesto, al risarcimento del danno, anche non patrimoniale, ordina la cessazione del comportamento, della condotta o dell'atto discriminatorio, e adotta ogni altro provvedimento idoneo a rimuovere gli effetti della discriminazione, compresa l'adozione di un piano di rimozione delle discriminazioni accertate. In base all'art. 4, infine, la persona disabile può farsi rappresentare in giudizio, con delega rilasciata per atto pubblico o per scrittura privata autenticata, da associazioni o enti individuati con decreto del Ministro per le pari opportunità, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali.  Tali associazioni ed enti possono altresì:  - intervenire nei giudizi per danno subito dalle persone disabili e ricorrere in sede di giurisdizione amministrativa per l'annullamento di atti lesivi degli interessi delle persone stesse;  - agire anche quando eventuali comportamenti discriminatori assumano carattere collettivo. Fonte: www.governo.it

Rafforzate le tutele per i disabili
E’ stato approvato oggi dalla camera dei Deputati il disegno di legge governativo sulle “Misure di tutela giudiziaria per i disabili vittime di discriminazioni” presentato dal Ministro per le Pari Opportunità Stefania Prestigiacomo.  “L’unanimità con cui il Parlamento ha varato il provvedimento – sottolinea il Ministro Prestigiacomo - è il segnale positivo dell’attenzione e dell’impegno delle istituzioni nel completare e rafforzare il quadro degli strumenti di tutela che il nostro Paese offre ad una componente gravemente svantaggiata della popolazione. Questo disegno di legge infatti garantisce alle persone disabili la piena parità di trattamento in ogni settore della vita sociale, garantendo a coloro che vengono discriminati, per motivi di handicap, quella particolare tutela – celere e spedita – finora prerogativa solo di chi è stato discriminato, per gli stessi motivi, nel mondo del lavoro. La tutela giurisdizionale garantita da questo disegno di legge si fonda su una procedura veloce e snella. Infatti, accanto agli strumenti processuali ordinari, la persona disabile, o l’associazione legittimata ad agire, può attivare la procedura prevista all’articolo 44 del Testo Unico sull’Immigrazione e, beneficiando degli effetti della cosiddetta “prova presuntiva”, ottenere dal giudice il risarcimento del danno non patrimoniale e la rimozione degli effetti del comportamento discriminatorio.  Estendendo l’ambito di tutela accordato ai disabili – afferma ancora il Ministro - il provvedimento offre una efficace risposta ad una forte aspettativa. Sono convinta che la ampia adesione su questo provvedimento manifestata da tutti i gruppi consentirà una sollecita e definitiva approvazione del disegno di legge al Senato prima della fine della legislatura”. Roma, 30 novembre 2005. Fonte: http://www.pariopportunita.gov.it/

LEGGE 1 marzo 2006, n.67
Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilita' vittime di discriminazioni. (GU n. 54 del 6-3-2006)      La  Camera  dei  deputati  ed  il  Senato  della Repubblica hanno approvato;                    IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA                            P r o m u l g a                          la seguente legge:                                Art. 1.                 (Finalita' e ambito di applicazione)  1.  La  presente  legge, ai sensi dell'articolo 3 della Costituzione, promuove  la piena attuazione del principio di parita' di trattamento e delle pari opportunita' nei confronti delle persone con disabilita' di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, al fine di garantire  alle  stesse  il  pieno godimento dei loro diritti civili, politici, economici e sociali. 2.  Restano  salve,  nei casi di discriminazioni in pregiudizio delle persone  con disabilita' relative all'accesso al lavoro e sul lavoro, le  disposizioni  del  decreto  legislativo  9  luglio  2003, n. 216, recante  attuazione  della  direttiva  2000/78/CE  per  la parita' di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro.                                     Art. 2.                     (Nozione di discriminazione)  1.  Il  principio  di  parita'  di  trattamento comporta che non puo' essere  praticata alcuna discriminazione in pregiudizio delle persone con disabilita'. 2.  Si  ha  discriminazione  diretta quando, per motivi connessi alla disabilita',  una  persona  e' trattata meno favorevolmente di quanto sia,  sia  stata  o  sarebbe  trattata  una  persona  non disabile in situazione analoga. 3.  Si  ha  discriminazione  indiretta  quando  una  disposizione, un criterio,   una   prassi,  un  atto,  un  patto  o  un  comportamento apparentemente  neutri  mettono  una  persona  con disabilita' in una posizione di svantaggio rispetto ad altre persone. 4.  Sono,  altresi',  considerati  come  discriminazioni  le molestie ovvero  quei  comportamenti  indesiderati, posti in essere per motivi connessi  alla  disabilita', che violano la dignita' e la liberta' di una persona con disabilita', ovvero creano un clima di intimidazione, di umiliazione e di ostilita' nei suoi confronti.                                     Art. 3.                       (Tutela giurisdizionale)  1.  La  tutela giurisdizionale avverso gli atti ed i comportamenti di cui  all'articolo  2  della  presente  legge  e'  attuata nelle forme previste  dall'articolo 44, commi da 1 a 6 e 8, del testo unico delle disposizioni  concernenti  la  disciplina  dell'immigrazione  e norme sulla  condizione  dello  straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286. 2.  Il  ricorrente,  al  fine  di  dimostrare  la  sussistenza  di un comportamento  discriminatorio  a  proprio  danno,  puo'  dedurre  in giudizio  elementi di fatto, in termini gravi, precisi e concordanti, che  il  giudice  valuta  nei  limiti di cui all'articolo 2729, primo comma, del codice civile. 3.  Con  il provvedimento che accoglie il ricorso il giudice, oltre a provvedere,  se  richiesto,  al  risarcimento  del  danno,  anche non patrimoniale,  ordina la cessazione del comportamento, della condotta o  dell'atto  discriminatorio,  ove ancora sussistente, e adotta ogni altro  provvedimento  idoneo, secondo le circostanze, a rimuovere gli effetti  della discriminazione, compresa l'adozione, entro il termine fissato  nel  provvedimento  stesso,  di  un piano di rimozione delle discriminazioni accertate. 4. Il giudice puo' ordinare la pubblicazione del provvedimento di cui al  comma  3,  a  spese  del  convenuto,  per  una  sola volta, su un quotidiano  a  tiratura  nazionale,  ovvero  su  uno dei quotidiani a maggiore diffusione nel territorio interessato.                                       Art. 4.                       (Legittimazione ad agire) 1.  Sono  altresi'  legittimati  ad agire ai sensi dell'articolo 3 in forza  di delega rilasciata per atto pubblico o per scrittura privata autenticata  a  pena  di  nullita',  in nome e per conto del soggetto passivo della discriminazione, le associazioni e gli enti individuati con decreto del Ministro per le pari opportunita', di concerto con il Ministro  del  lavoro  e  delle  politiche  sociali, sulla base della finalita' statutaria e della stabilita' dell'organizzazione. 2.  Le  associazioni e gli enti di cui al comma 1 possono intervenire nei  giudizi  per  danno  subito  dalle  persone  con  disabilita'  e ricorrere  in sede di giurisdizione amministrativa per l'annullamento di atti lesivi degli interessi delle persone stesse. 3.  Le  associazioni  e  gli  enti  di  cui  al comma 1 sono altresi' legittimati ad agire, in relazione ai comportamenti discriminatori di cui  ai commi 2 e 3 dell'articolo 2, quando questi assumano carattere collettivo.     La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara' inserita nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.       Data a Roma, addi' 1° marzo 2006                                CIAMPI                               Berlusconi,  Presidente  del  Consiglio                               dei Ministri                               Prestigiacomo,  Ministro  per  le  pari                               opportunita'                               Maroni,  Ministro  del  lavoro  e delle                               politiche sociali Visto, il Guardasigilli: Castelli Avvertenza:               Il  testo  delle  note  qui pubblicato e' stato redatto dall'amministrazione   competente  per  materia,  ai  sensi dell'art.   10,   commi  2  e  3,  del  testo  unico  delle disposizioni     sulla     promulgazione    delle    leggi, sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana, approvato  con  D.P.R.  28 dicembre  1985, n. 1092, al solo fine  di  facilitare la lettura delle disposizioni di legge modificate  o  alle  quali  e'  operato  il rinvio. Restano invariati  il  valore  e l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti.           Note all'art. 1:               -  Il testo dell'art. 3 della legge 5 febbraio 1992, n.           104 (Leggequadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e           i  diritti  delle  persone  handicappate), pubblicata nella           Gazzetta  Ufficiale  17 febbraio  1992,  n. 39, S.O., e' il           seguente:               «Art.  3  (Soggetti  aventi  diritto).  - 1. E' persona           handicappata  colui  che  presenta  una minorazione fisica,           psichica  o  sensoriale, stabilizzata o progressiva, che e'           causa  di  difficolta'  di apprendimento, di relazione o di           integrazione  lavorativa  e tale da determinare un processo           di svantaggio sociale o di emarginazione.               2.  La persona handicappata ha diritto alle prestazioni           stabilite  in  suo  favore  in relazione alla natura e alla           consistenza  della  minorazione, alla capacita' complessiva           individuale   residua   e   alla  efficacia  delle  terapie           riabilitative.               3.  Qualora  la  minorazione,  singola o plurima, abbia           ridotto  l'autonomia personale, correlata all'eta', in modo           da   rendere   necessario   un   intervento   assistenziale           permanente,  continuativo e globale nella sfera individuale           o in quella di relazione, la situazione assume connotazione           di gravita'.               Le  situazioni  riconosciute  di  gravita'  determinano           priorita'  nei  programmi  e  negli  interventi dei servizi           pubblici.               4.  La presente legge si applica anche agli stranieri e           agli  apolidi,  residenti,  domiciliati  o  aventi  stabile           dimora  nel  territorio  nazionale. Le relative prestazioni           sono  corrisposte  nei  limiti  ed alle condizioni previste           dalla vigente legislazione o da accordi internazionali.».               -  Il  decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 216, reca:           «Attuazione  della  direttiva  2000/78/CE per la parita' di           trattamento  in  materia  di occupazione e di condizioni di           lavoro»,  pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale  13 agosto           2003, n. 187.           Note all'art. 3:               -  Il testo dell'art. 44, commi da 1 a 6 e 8, del testo           unico   delle   disposisizioni  concernenti  la  disciplina           dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero,           di  cui  al  decreto  legislativo  25 luglio  1998, n. 286,           pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 18 agosto 1998, n. 191,           S.O., e' il seguente:               «Art.  44  (Azione  civile  contro la discriminazione).           (Legge  6 marzo  1988,  n.  40,  art.  42).  - 1. Quando il           comportamento    di    un    privato   o   della   pubblica           amministrazione  produce  una  discriminazione  per  motivi           razziali,  etnici, nazionali o religiosi, il giudice pero',           su   istanza   di   parte,   ordinare   la  cessazione  del           comportamento   pregiudizievole   e   adottare  ogni  altro           provvedimento  idoneo,  secondo le circostanze, a            rimuovere gli effetti della discriminazione.               2.  La domanda si propone con ricorso depositato, anche           personalmente  dalla  parte,  nella cancelleria del pretore           del luogo di domicilio dell'istante.               3. Il pretore, sentite le parti, omessa ogni formalita'           non  essenziale  al  contraddittorio,  procede nel modo che           ritiene    piu'   opportuno   agli   atti   di   istruzione           indispensabili  in  relazione  ai presupposti e ai fini del           provvedimento richiesto.               4. Il pretore provvede con ordinanza all'accoglimento o           al  rigetto  della domanda. Se accoglie la domanda emette i           provvedimenti richiesti che sono immediatamente esecutivi.               5.  Nei casi di urgenza il pretore provvede con decreto           motivato,  assunte,  ove occorre, sommarie informazioni. In           tal  caso  fissa,  con  lo  stesso  decreto,  l'udienza  di           comparizione delle parti davanti a se' entro un termine non           superiore  a  quindici  giorni,  assegnando  all'istante un           termine  non  superiore  a otto giorni per la notificazione           del  ricorso e del decreto. A tale udienza, il pretore, con           ordinanza,  conferma,  modifica  o  revoca  i provvedimenti           emanati nel decreto.               6.  Contro  i  provvedimenti  del  pretore  e'  ammesso           reclamo  al  tribunale  nei  termini  di  cui all'art. 739,           secondo   comma,   del   codice  di  procedura  civile.  Si           applicano,  in  quanto compatibili, gli articoli 737, 738 e           739 del codice di procedura civile.               7. (Omissis).               8.  Chiunque  elude  l'esecuzione  di provvedimenti del           pretore  di  cui  ai  commi  4  e 5 e dei provvedimenti del           tribunale  di  cui  al comma 6 e' punito ai sensi dell'art.           388, primo comma, del codice penale.».               -  Il  testo  dell'art.  2729,  primo comma, del codice           civile, e' il seguente:               «Art. 2729 (Presunzioni semplici). - Le presunzioni non           stabilite  dalla  legge  sono  lasciate  alla  prudenza del           giudice  il quale non deve ammettere che presunzioni gravi,           precise e concordanti.». 

ln042 (ex nw002)

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NORME PER IL DIRITTO AL LAVORO DEI DISABILI Modifica

Autore: - Codice: 034LN/2006


Legge 12 marzo 1999, n. 68. Norme per il diritto al lavoro dei disabili, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 68 del 23 marzo 1999  - Supplemento Ordinario n. 57 Capo I - DIRITTO AL LAVORO DEI DISABILI Art. 1. (Collocamento dei disabili).  1. La presente legge ha come finalità la promozione dell'inserimento  e della integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro attraverso servizi di sostegno e di collocamento mirato. Essa si applica:  a) alle persone in età lavorativa affette da minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali e ai portatori di handicap intellettivo, che comportino una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45 per  cento, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell'invalidità civile in conformità alla tabella indicativa delle percentuali di invalidità per minorazioni e malattie invalidanti approvata, ai sensi dell'articolo 2 del decreto legislativo 23 novembre 1988, n. 509, dal Ministero della sanità sulla base della classificazione internazionale delle menomazioni elaborata dalla Organizzazione mondiale della sanità; b) alle persone invalide del lavoro con un grado di invalidità superiore al 33 per cento, accertata dall'Istituto nazionale per  l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali (INAIL) in base alle disposizioni vigenti; c) alle persone non vedenti o sordomute, di cui alle leggi 27 maggio 1970, n. 382, e successive modificazioni, e 26 maggio 1970, n. 381, e successive modificazioni; d) alle persone invalide di guerra, invalide civili di guerra e invalide per servizio con minorazioni ascritte dalla prima all'ottava  categoria di cui alle tabelle annesse al testo unico delle norme in materia di pensioni di guerra, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1978, n. 915, e successive modificazioni. 2. Agli effetti della presente legge si intendono per non vedenti coloro che sono colpiti da cecità assoluta o hanno un residuo visivo non superiore ad un decimo ad entrambi gli occhi, con eventuale correzione. Si intendono per sordomuti coloro che sono colpiti da sordità dalla nascita o prima dell'apprendimento della lingua parlata.
3. Restano ferme le norme per i centralinisti telefonici non vedenti di cui alle leggi 14 luglio 1957, n. 594, e successive modificazioni, 28 luglio 1960, n. 778, 5 marzo 1965, n. 155, 11 aprile 1967, n. 231, 3 giugno 1971, n. 397, e 29 marzo 1985, n. 113, le norme per i massaggiatori e massofisioterapisti non vedenti di cui alle leggi 21 luglio 1961, n. 686, e 19 maggio 1971, n. 403, le norme per i terapisti della riabilitazione non vedenti di cui alla legge 11 gennaio 1994, n. 29, e le norme per gli insegnanti non vedenti di cui all'articolo 61 della legge 20 maggio 1982, n. 270. Per l'assunzione obbligatoria dei sordomuti restano altresí ferme le disposizioni di cui agli articoli 6 e 7 della legge 13 marzo 1958, n. 308.
4. L'accertamento delle condizioni di disabilità di cui al presente articolo, che danno diritto di accedere al sistema per l'inserimento lavorativo dei disabili, è effettuato dalle commissioni di cui all'articolo 4 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, secondo i criteri indicati nell'atto di indirizzo e coordinamento emanato dal Presidente del Consiglio dei ministri entro centoventi giorni dalla data di cui all'articolo 23, comma 1. Con il medesimo atto vengono stabiliti i criteri e le modalità per l'effettuazione delle visite sanitarie di controllo della permanenza dello stato invalidante. 5. In considerazione dei criteri adottati, ai sensi del testo unico delle disposizioni per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, per la valutazione e la verifica della residua capacità lavorativa derivante da infortunio sul lavoro e malattia professionale, ai fini dell'accertamento delle condizioni di disabilità è ritenuta sufficiente la presentazione di certificazione rilasciata dall'INAIL. 6. Per i soggetti di cui al comma 1, lettera d), l'accertamento delle condizioni di disabilità che danno diritto di accedere al sistema per l'inserimento lavorativo dei disabili continua ad essere effettuato ai  sensi delle disposizioni del testo unico delle norme in materia di pensioni di guerra, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1978, n. 915, e successive modificazioni. 7. I datori di lavoro, pubblici e privati, sono tenuti a garantire la conservazione del posto di lavoro a quei soggetti che, non essendo disabili al momento dell'assunzione, abbiano acquisito per infortunio sul lavoro o malattia professionale eventuali disabilità. Art. 2. (Collocamento mirato). 1. Per collocamento mirato dei disabili si intende quella serie di strumenti tecnici e di supporto che permettono di valutare adeguatamente le persone con disabilità nelle loro capacità lavorative e di inserirle nel posto adatto, attraverso analisi di posti di lavoro, forme di sostegno, azioni positive e soluzioni dei problemi connessi con gli ambienti, gli strumenti e le relazioni interpersonali sui luoghi quotidiani di lavoro e di relazione. Art. 3.(Assunzioni obbligatorie. Quote di riserva). 1. I datori di lavoro pubblici e privati sono tenuti ad avere alle loro dipendenze lavoratori appartenenti alle categorie di cui all'articolo 1 nella seguente misura: a) sette per cento dei lavoratori occupati, se occupano più di 50 dipendenti; b) due lavoratori, se occupano da 36 a 50 dipendenti; c) un lavoratore, se occupano da 15 a 35 dipendenti. 2. Per i datori di lavoro privati che occupano da 15 a 35 dipendenti l'obbligo di cui al comma 1 si applica solo in caso di nuove assunzioni. 3. Per i partiti politici, le organizzazioni sindacali e le organizzazioni che, senza scopo di lucro, operano nel campo della solidarietà sociale, dell'assistenza e della riabilitazione, la quota di riserva si computa esclusivamente con riferimento al personale tecnico-esecutivo e svolgente funzioni amministrative e l'obbligo di cui al comma 1 insorge solo in caso di nuova assunzione. 4. Per i servizi di polizia, della protezione civile e della difesa nazionale, il collocamento dei disabili è previsto nei soli servizi amministrativi. 5. Gli obblighi di assunzione di cui al presente articolo sono sospesi nei confronti delle imprese che versano in una delle situazioni previste dagli articoli 1 e 3 della legge 23 luglio 1991, n. 223, e successive modificazioni, ovvero dall'articolo 1 del decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863; gli obblighi sono sospesi per la durata dei programmi contenuti nella relativa richiesta di intervento, in proporzione all'attività lavorativa effettivamente sospesa e per il singolo ambito provinciale. Gli obblighi sono sospesi inoltre per la durata della procedura di mobilità disciplinata dagli articoli 4 e 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223, e successive modificazioni, e, nel caso in cui la procedura si concluda con almeno cinque licenziamenti, per il periodo in cui permane il diritto di precedenza all'assunzione previsto dall'articolo 8, comma 1, della stessa legge. 6. Agli enti pubblici economici si applica la disciplina prevista per i datori di lavoro privati. 7. Nella quota di riserva sono computati i lavoratori che vengono assunti ai sensi della legge 21 luglio 1961, n. 686, e successive modificazioni, nonché della legge 29 marzo 1985, n. 113, e della legge 11 gennaio 1994, n. 29. Art. 4.(Criteri di computo della quota di riserva). 1. Agli effetti della determinazione del numero di soggetti disabili da assumere, non sono computabili tra i dipendenti i lavoratori  occupati ai sensi della presente legge ovvero con contratto a tempo determinato di durata non superiore a nove mesi, i soci di cooperative di produzione e lavoro, nonché i dirigenti. Per i lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato parziale si applicano le norme contenute nell'articolo 18, comma secondo, della legge 20 maggio 1970, n. 300, come sostituito dall'articolo 1 della legge 11 maggio 1990, n. 108. 2. Nel computo le frazioni percentuali superiori allo 0,50 sono considerate unità. 3. I lavoratori disabili dipendenti occupati a domicilio o con modalità di telelavoro, ai quali l'imprenditore affida una quantità di lavoro atta a procurare loro una prestazione continuativa corrispondente all'orario normale di lavoro in conformità alla disciplina di cui all'articolo 11, secondo comma, della legge 18 dicembre 1973, n. 877, e a quella stabilita dal contratto collettivo nazionale applicato ai lavoratori dell'azienda che occupa il disabile a domicilio o attraverso il telelavoro, sono computati ai fini della copertura della quota di riserva. 4. I lavoratori che divengono inabili allo svolgimento delle proprie mansioni in conseguenza di infortunio o malattia non possono essere computati nella quota di riserva di cui all'articolo 3 se hanno subito una riduzione della capacità lavorativa inferiore al 60 per cento o, comunque, se sono divenuti inabili a causa dell'inadempimento da parte del datore di lavoro, accertato in sede giurisdizionale, delle norme in materia di sicurezza ed igiene del lavoro. Per i predetti lavoratori l'infortunio o la malattia non costituiscono giustificato motivo di licenziamento nel caso in cui essi possano essere adibiti a mansioni equivalenti ovvero, in mancanza, a mansioni inferiori. Nel caso di destinazione a mansioni inferiori essi hanno diritto alla conservazione del più favorevole trattamento corrispondente alle mansioni di provenienza. Qualora per i predetti lavoratori non sia possibile l'assegnazione a mansioni equivalenti o inferiori, gli stessi vengono avviati, dagli uffici competenti di cui all'articolo 6, comma 1, presso altra azienda, in attività compatibili con le residue capacità lavorative, senza inserimento nella graduatoria di cui all'articolo 8. 5. Le disposizioni di cui all'articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 25 ottobre 1981, n. 738, si applicano anche al personale militare e della protezione civile. 6. Qualora si renda necessaria, ai fini dell'inserimento mirato, una adeguata riqualificazione professionale, le regioni possono autorizzare, con oneri a proprio carico, lo svolgimento delle relative attività presso la stessa azienda che effettua l'assunzione oppure affidarne lo svolgimento, mediante convenzioni, alle associazioni nazionali di promozione, tutela e rappresentanza, di cui all'articolo 115 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, e successive modificazioni, che abbiano le adeguate competenze tecniche, risorse e disponibilità, agli istituti di formazione che di tali associazioni siano emanazione, purché in possesso dei requisiti previsti dalla legge 21 dicembre 1978, n. 845, nonché ai soggetti di cui all'articolo 18 della legge 5 febbraio 1992, n. 104. Ai fini del finanziamento delle attività di riqualificazione professionale e della corrispondente assistenza economica ai mutilati ed invalidi del lavoro, l'addizionale di cui al primo comma dell'articolo 181 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, detratte le spese per l'assegno di incollocabilità previsto dall'articolo 180 dello stesso testo unico, per l'assegno speciale di cui alla legge 5 maggio 1976, n. 248, e per il fondo per l'addestramento professionale dei lavoratori, di cui all'articolo 62 della legge 29 aprile 1949, n. 264, è attribuita alle regioni, secondo parametri predisposti dal Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, di seguito denominata "Conferenza unificata". Art. 5. (Esclusioni, esoneri parziali e contributi esonerativi). 1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da emanare entro centoventi giorni dalla data di cui all'articolo 23, comma 1, sentite le Commissioni parlamentari competenti per materia, che esprimono il parere entro trenta giorni dalla data di trasmissione dello schema di decreto, e la Conferenza unificata, sono individuate  le mansioni che, in relazione all'attività svolta dalle amministrazioni pubbliche e dagli enti pubblici non economici, non consentono l'occupazione di lavoratori disabili o la consentono in misura ridotta. Il predetto decreto determina altresí la misura della eventuale riduzione. 2. I datori di lavoro pubblici e privati che operano nel settore del trasporto pubblico aereo, marittimo e terrestre non sono tenuti, per quanto concerne il personale viaggiante e navigante, all'osservanza dell'obbligo di cui all'articolo 3. Sono altresí esentati dal predetto obbligo i datori di lavoro pubblici e privati del solo settore degli impianti a fune, in relazione al personale direttamente adibito alle aree operative di esercizio e regolarità dell'attività di trasporto. 3. I datori di lavoro privati e gli enti pubblici economici che, per le speciali condizioni della loro attività, non possono occupare l'intera percentuale dei disabili, possono, a domanda, essere parzialmente esonerati dall'obbligo dell'assunzione, alla condizione che versino al Fondo regionale per l'occupazione dei disabili di cui all'articolo 14 un contributo esonerativo per ciascuna unità non  assunta, nella misura di lire 25.000 per ogni giorno lavorativo per ciascun lavoratore disabile non occupato. 4. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, da emanare entro centoventi giorni dalla data di cui all'articolo 23, comma 1, sentita la Conferenza unificata e sentite altresí le Commissioni parlamentari competenti per materia, che esprimono il loro parere con le modalità di cui al comma 1, sono disciplinati i procedimenti relativi agli esoneri parziali dagli obblighi occupazionali, nonché i criteri e le modalità per la loro concessione, che avviene solo in presenza di adeguata motivazione. 5. In caso di omissione totale o parziale del versamento dei contributi di cui al presente articolo, la somma dovuta può essere maggiorata, a titolo di sanzione amministrativa, dal 5 per cento al 24 per cento su base annua. La riscossione è disciplinata secondo i criteri previsti al comma 7. 6. Gli importi dei contributi e della maggiorazione di cui al presente articolo sono adeguati ogni cinque anni con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, sentita la Conferenza unificata. 7. Le regioni, entro centoventi giorni dalla data di cui all'articolo 23, comma 1, determinano i criteri e le modalità relativi al  pagamento, alla riscossione e al versamento, al Fondo regionale per l'occupazione dei disabili di cui all'articolo 14, delle somme di cui al presente articolo. 8. I datori di lavoro, pubblici e privati, possono essere autorizzati, su loro motivata richiesta, ad assumere in un'unità produttiva un numero di lavoratori aventi diritto al collocamento obbligatorio superiore a quello prescritto, portando le eccedenze a compenso del minor numero di lavoratori assunti in altre unità produttive della medesima regione. Per i datori di lavoro privati la compensazione può essere operata in riferimento ad unità produttive ubicate in regioni diverse. Capo II - SERVIZI DEL COLLOCAMENTO OBBLIGATORIO Art. 6. (Servizi per l'inserimento lavorativo dei disabili e modifiche al decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469). 1. Gli organismi individuati dalle regioni ai sensi dell'articolo 4 del decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469, di seguito denominati "uffici competenti", provvedono, in raccordo con i servizi sociali, sanitari, educativi e formativi del territorio, secondo le specifiche competenze loro attribuite, alla programmazione, all'attuazione, alla verifica degli interventi volti a favorire l'inserimento dei soggetti di cui alla presente legge nonché all'avviamento lavorativo, alla tenuta delle liste, al rilascio delle autorizzazioni, degli esoneri e delle compensazioni territoriali, alla stipula delle convenzioni e all'attuazione del collocamento mirato. 2. All'articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469, sono apportate le seguenti modificazioni: a) le parole: "maggiormente rappresentative" sono sostituite dalle seguenti: "comparativamente più rappresentative"; b) sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: "Nell'ambito di tale organismo è previsto un comitato tecnico composto da funzionari ed esperti del settore sociale e medico-legale e degli organismi  individuati dalle regioni ai sensi dell'articolo 4 del presente decreto, con particolare riferimento alla materia delle inabilità, con compiti relativi alla valutazione delle residue capacità lavorative, alla definizione degli strumenti e delle prestazioni atti all'inserimento e alla predisposizione dei controlli periodici sulla permanenza delle condizioni di inabilità. Agli oneri per il funzionamento del comitato tecnico si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa per il funzionamento della commissione di cui al comma 1". Capo III - AVVIAMENTO AL LAVORO Art. 7. (Modalità delle assunzioni obbligatorie). 1. Ai fini dell'adempimento dell'obbligo previsto dall'articolo 3 i datori di lavoro assumono i lavoratori facendone richiesta di avviamento agli uffici competenti ovvero attraverso la stipula di convenzioni ai sensi dell'articolo 11. Le richieste sono nominative per: a) le assunzioni cui sono tenuti i datori di lavoro che occupano da 15 a 35 dipendenti, nonché i partiti politici, le organizzazioni sindacali e sociali e gli enti da essi promossi; b) il 50 per cento delle assunzioni cui sono tenuti i datori di lavoro che occupano da 36 a 50 dipendenti; c) il 60 per cento delle assunzioni cui sono tenuti i datori di lavoro che occupano più di 50 dipendenti. 2. I datori di lavoro pubblici effettuano le assunzioni in conformità a quanto previsto dall'articolo 36, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, come modificato dall'articolo 22, comma 1, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80, salva l'applicazione delle disposizioni di cui all'articolo 11 della presente legge. Per le assunzioni di cui all'articolo 36, comma 1, lettera a), del predetto decreto legislativo n. 29 del 1993, e successive modificazioni, i lavoratori disabili iscritti nell'elenco di cui all'articolo 8, comma 2, della presente legge hanno diritto alla riserva dei posti nei  limiti della complessiva quota d'obbligo e fino al cinquanta per cento dei posti messi a concorso. 3. La Banca d'Italia e l'Ufficio italiano dei cambi, che esercitano le funzioni di vigilanza sul sistema creditizio e in materia valutaria, procedono alle assunzioni di cui alla presente legge mediante pubblica selezione, effettuata anche su base nazionale. Art. 8. (Elenchi e graduatorie). 1. Le persone di cui al comma 1 dell'articolo 1, che risultano disoccupate e aspirano ad una occupazione conforme alle proprie capacità lavorative, si iscrivono nell'apposito elenco tenuto dagli  uffici competenti; per ogni persona, l'organismo di cui all'articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469, come modificato dall'articolo 6 della presente legge, annota in una apposita scheda le capacità lavorative, le abilità, le competenze e le inclinazioni, nonché la natura e il grado della minorazione e analizza le caratteristiche dei posti da assegnare ai lavoratori disabili, favorendo l'incontro tra domanda e offerta di lavoro. Gli uffici competenti provvedono al collocamento delle persone di cui al primo periodo del presente comma alle dipendenze dei datori di lavoro. 2. Presso gli uffici competenti è istituito un elenco, con unica graduatoria, dei disabili che risultano disoccupati; l'elenco e la graduatoria sono pubblici e vengono formati applicando i criteri di cui al comma 4. Dagli elementi che concorrono alla formazione della graduatoria sono escluse le prestazioni a carattere risarcitorio percepite in conseguenza della perdita della capacità lavorativa. 3. Gli elenchi e le schede di cui ai commi 1 e 2 sono formati nel rispetto delle disposizioni di cui agli articoli 7 e 22 della legge 31 dicembre 1996, n. 675, e successive modificazioni. 4. Le regioni definiscono le modalità di valutazione degli elementi che concorrono alla formazione della graduatoria di cui al comma 2 sulla base dei criteri indicati dall'atto di indirizzo e coordinamento di cui all'articolo 1, comma 4. 5. I lavoratori disabili, licenziati per riduzione di personale o per giustificato motivo oggettivo, mantengono la posizione in graduatoria acquisita all'atto dell'inserimento nell'azienda. Art. 9. (Richieste di avviamento). 1. I datori di lavoro devono presentare agli uffici competenti la richiesta di assunzione entro sessanta giorni dal momento in cui sono  obbligati all'assunzione dei lavoratori disabili. 2. In caso di impossibilità di avviare lavoratori con la qualifica richiesta, o con altra concordata con il datore di lavoro, gli uffici competenti avviano lavoratori di qualifiche simili, secondo l'ordine di graduatoria e previo addestramento o tirocinio da svolgere anche attraverso le modalità previste dall'articolo 12. 3. La richiesta di avviamento al lavoro si intende presentata anche attraverso l'invio agli uffici competenti dei prospetti informativi di cui al comma 6 da parte dei datori di lavoro. 4. I disabili psichici vengono avviati su richiesta nominativa mediante le convenzioni di cui all'articolo 11. I datori di lavoro che effettuano le assunzioni ai sensi del presente comma hanno diritto alle agevolazioni di cui all'articolo 13. 5. Gli uffici competenti possono determinare procedure e modalità di avviamento mediante chiamata con avviso pubblico e con graduatoria limitata a coloro che aderiscono alla specifica occasione di lavoro; la chiamata per avviso pubblico può essere definita anche per singoli ambiti territoriali e per specifici settori. 6. I datori di lavoro, pubblici e privati, soggetti alle disposizioni della presente legge sono tenuti ad inviare agli uffici competenti un prospetto dal quale risultino il numero complessivo dei lavoratori dipendenti, il numero ed i nominativi dei lavoratori computabili nella quota di riserva di cui all'articolo 3, nonché i posti di lavoro e le mansioni disponibili per i lavoratori di cui all'articolo 1. Il  Ministro del lavoro e della previdenza sociale, sentita la Conferenza unificata, stabilisce con proprio decreto, da emanare entro centoventi giorni dalla data di cui all'articolo 23, comma 1, la periodicità dell'invio dei prospetti e può altresí disporre che i prospetti contengano altre informazioni utili per l'applicazione della disciplina delle assunzioni obbligatorie. I prospetti sono pubblici.  Gli uffici competenti, al fine di rendere effettivo il diritto di accesso ai predetti documenti amministrativi, ai sensi della legge 7  agosto 1990, n. 241, dispongono la loro consultazione nelle proprie sedi, negli spazi disponibili aperti al pubblico. 7. Ove l'inserimento richieda misure particolari, il datore di lavoro può fare richiesta di collocamento mirato agli uffici competenti, ai sensi degli articoli 5 e 17 della legge 28 febbraio 1987, n. 56, nel caso in cui non sia stata stipulata una convenzione d'integrazione lavorativa di cui all'articolo 11, comma 4, della presente legge. 8. Qualora l'azienda rifiuti l'assunzione del lavoratore invalido ai sensi del presente articolo, la direzione provinciale del lavoro redige un verbale che trasmette agli uffici competenti ed all'autorità  giudiziaria. Art. 10. (Rapporto di lavoro dei disabili obbligatoriamente assunti). 1. Ai lavoratori assunti a norma della presente legge si applica il trattamento economico e normativo previsto dalle leggi e dai contratti collettivi. 2. Il datore di lavoro non può chiedere al disabile una prestazione non compatibile con le sue minorazioni. 3. Nel caso di aggravamento delle condizioni di salute o di significative variazioni dell'organizzazione del lavoro, il disabile può chiedere che venga accertata la compatibilità delle mansioni a lui affidate con il proprio stato di salute. Nelle medesime ipotesi il datore di lavoro può chiedere che vengano accertate le condizioni di salute del disabile per verificare se, a causa delle sue minorazioni, possa continuare ad essere utilizzato presso l'azienda. Qualora si riscontri una condizione di aggravamento che, sulla base dei criteri definiti dall'atto di indirizzo e coordinamento di cui all'articolo 1, comma 4, sia incompatibile con la prosecuzione dell'attività lavorativa, o tale incompatibilità sia accertata con riferimento alla variazione dell'organizzazione del lavoro, il disabile ha diritto alla sospensione non retribuita del rapporto di lavoro fino a che l'incompatibilità persista. Durante tale periodo il lavoratore può essere impiegato in tirocinio formativo. Gli accertamenti sono effettuati dalla commissione di cui all'articolo 4 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, integrata a norma dell'atto di indirizzo e coordinamento di cui all'articolo 1, comma 4, della presente legge, che valuta sentito anche l'organismo di cui all'articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469, come modificato dall'articolo 6 della presente legge. La richiesta di accertamento e il periodo necessario per il suo compimento non costituiscono causa di sospensione del rapporto di lavoro. Il rapporto di lavoro può essere risolto nel caso in cui, anche attuando i possibili adattamenti dell'organizzazione del lavoro, la predetta commissione accerti la definitiva impossibilità di reinserire il disabile all'interno dell'azienda. 4. Il recesso di cui all'articolo 4, comma 9, della legge 23 luglio 1991, n. 223, ovvero il licenziamento per riduzione di personale o per giustificato motivo oggettivo, esercitato nei confronti del lavoratore occupato obbligatoriamente, sono annullabili qualora, nel momento della cessazione del rapporto, il numero dei rimanenti lavoratori occupati obbligatoriamente sia inferiore alla quota di riserva prevista all'articolo 3 della presente legge. 5. In caso di risoluzione del rapporto di lavoro, il datore di lavoro è tenuto a darne comunicazione, nel termine di dieci giorni, agli uffici competenti, al fine della sostituzione del lavoratore con altro  avente diritto all'avviamento obbligatorio. 6. La direzione provinciale del lavoro, sentiti gli uffici competenti, dispone la decadenza dal diritto all'indennità di disoccupazione ordinaria e la cancellazione dalle liste di collocamento per un periodo di sei mesi del lavoratore che per due volte consecutive, senza giustificato motivo, non risponda alla convocazione ovvero rifiuti il posto di lavoro offerto corrispondente ai suoi requisiti professionali e alle disponibilità dichiarate all'atto della iscrizione o reiscrizione nelle predette liste. Capo IV - CONVENZIONI E INCENTIVI Art. 11. (Convenzioni e convenzioni di integrazione lavorativa). 1. Al fine di favorire l'inserimento lavorativo dei disabili, gli uffici competenti, sentito l'organismo di cui all'articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469, come modificato dall'articolo 6 della presente legge, possono stipulare con il datore di lavoro convenzioni aventi ad oggetto la determinazione di un programma mirante al conseguimento degli obiettivi occupazionali di cui alla presente legge. 2. Nella convenzione sono stabiliti i tempi e le modalità delle assunzioni che il datore di lavoro si impegna ad effettuare. Tra le modalità che possono essere convenute vi sono anche la facoltà della scelta nominativa, lo svolgimento di tirocini con finalità formative o di orientamento, l'assunzione con contratto di lavoro a termine, lo svolgimento di periodi di prova più ampi di quelli previsti dal contratto collettivo, purché l'esito negativo della prova, qualora sia riferibile alla menomazione da cui è affetto il soggetto, non costituisca motivo di risoluzione del rapporto di lavoro. 3. La convenzione può essere stipulata anche con datori di lavoro che non sono obbligati alle assunzioni ai sensi della presente legge. 4. Gli uffici competenti possono stipulare con i datori di lavoro convenzioni di integrazione lavorativa per l'avviamento di disabili che presentino particolari caratteristiche e difficoltà di inserimento nel ciclo lavorativo ordinario. 5. Gli uffici competenti promuovono ed attuano ogni iniziativa utile a favorire l'inserimento lavorativo dei disabili anche attraverso convenzioni con le cooperative sociali di cui all'articolo 1, comma 1, lettera b), della legge 8 novembre 1991, n. 381, e con i consorzi di cui all'articolo 8 della stessa legge, nonché con le organizzazioni di volontariato iscritte nei registri regionali di cui all'articolo 6 della legge 11 agosto 1991, n. 266, e comunque con gli organismi di cui agli articoli 17 e 18 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero con altri soggetti pubblici e privati idonei a contribuire alla realizzazione degli obiettivi della presente legge. 6. L'organismo di cui all'articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469, come modificato dall'articolo 6 della presente legge, può proporre l'adozione di deroghe ai limiti di età e di durata dei contratti di formazione-lavoro e di apprendistato, per le quali trovano applicazione le disposizioni di cui al comma 3 ed al primo periodo del comma 6 dell'articolo 16 del decreto-legge 16 maggio 1994, n. 299, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1994, n. 451. Tali deroghe devono essere giustificate da specifici progetti di inserimento mirato. 7. Oltre a quanto previsto al comma 2, le convenzioni di integrazione lavorativa devono: a) indicare dettagliatamente le mansioni attribuite al lavoratore  disabile e le modalità del loro svolgimento; b) prevedere le forme di sostegno, di consulenza e di tutoraggio da parte degli appositi servizi regionali o dei centri di orientamento professionale e degli organismi di cui all'articolo 18 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, al fine di favorire l'adattamento al lavoro del disabile; c) prevedere verifiche periodiche sull'andamento del percorso formativo inerente la convenzione di integrazione lavorativa, da parte degli enti pubblici incaricati delle attività di sorveglianza e controllo. Art. 12. (Cooperative sociali).  1. Ferme restando le disposizioni di cui agli articoli 9 e 11, gli  uffici competenti possono stipulare con i datori di lavoro privati soggetti agli obblighi di cui all'articolo 3, con le cooperative sociali di cui all'articolo 1, comma 1, lettera b), della legge 8 novembre 1991, n. 381, e successive modificazioni, e con i disabili liberi professionisti, anche se operanti con ditta individuale, apposite convenzioni finalizzate all'inserimento temporaneo dei disabili appartenenti alle categorie di cui all'articolo 1 presso le cooperative sociali stesse, ovvero presso i citati liberi professionisti, ai quali i datori di lavoro si impegnano ad affidare commesse di lavoro. Tali convenzioni, non ripetibili per lo stesso soggetto, salvo diversa valutazione del comitato tecnico di cui al comma 2, lettera b), dell'articolo 6, non possono riguardare più di un lavoratore disabile, se il datore di lavoro occupa meno di 50 dipendenti, ovvero più del 30 per cento dei lavoratori disabili da assumere ai sensi dell'articolo 3, se il datore di lavoro occupa più di 50 dipendenti. 2. La convenzione è subordinata alla sussistenza dei seguenti requisiti: a) contestuale assunzione a tempo indeterminato del disabile da parte del datore di lavoro; b) copertura dell'aliquota d'obbligo di cui all'articolo 3 attraverso l'assunzione di cui alla lettera a); c) impiego del disabile presso la cooperativa sociale ovvero presso il libero professionista di cui al comma 1, con oneri retributivi, previdenziali e assistenziali a carico di questi ultimi, per tutta la durata della convenzione, che non può eccedere i dodici mesi, prorogabili di ulteriori dodici mesi da parte degli uffici competenti; d) indicazione nella convenzione dei seguenti elementi:  1) l'ammontare delle commesse che il datore di lavoro si impegna ad  affidare alla cooperativa ovvero al libero professionista di cui al comma 1; tale ammontare non deve essere inferiore a quello che consente alla cooperativa stessa ovvero al libero professionista di cui al comma 1 di applicare la parte normativa e retributiva dei contratti collettivi nazionali di lavoro, ivi compresi gli oneri previdenziali e assistenziali, e di svolgere le funzioni finalizzate all'inserimento lavorativo dei disabili; 2) i nominativi dei soggetti da inserire ai sensi del comma 1; 3) l'indicazione del percorso formativo personalizzato. 3. Alle convenzioni di cui al presente articolo si applicano, in  quanto compatibili, le disposizioni dell'articolo 11, comma 7. 4. Gli uffici competenti possono stipulare con i datori di lavoro privati soggetti agli obblighi di cui all'articolo 3 e con le cooperative sociali di cui all'articolo 1, comma 1, lettera b), della legge 8 novembre 1991, n. 381, e successive modificazioni, apposite convenzioni finalizzate all'inserimento lavorativo temporaneo dei detenuti disabili. Art. 13. (Agevolazioni per le assunzioni). 1. Attraverso le convenzioni di cui all'articolo 11, gli uffici competenti possono concedere ai datori di lavoro privati, sulla base dei programmi presentati e nei limiti delle disponibilità del Fondo di cui al comma 4 del presente articolo: a) la fiscalizzazione totale, per la durata massima di otto anni, dei contributi previdenziali ed assistenziali relativi ad ogni lavoratore disabile che, assunto in base alla presente legge, abbia una riduzione della capacità lavorativa superiore al 79 per cento o minorazioni ascritte dalla prima alla terza categoria di cui alle tabelle annesse al testo unico delle norme in materia di pensioni di guerra, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1978, n. 915, e successive modificazioni; la medesima fiscalizzazione viene concessa in relazione ai lavoratori con handicap intellettivo e psichico, assunti in base alla presente legge, indipendentemente dalle percentuali di invalidità, previa definizione da parte delle regioni di criteri generali che consentano di contenere gli oneri a tale titolo nei limiti del 10 per cento della quota di loro competenza a valere sulle risorse annue di cui al comma 4 e con indicazione delle modalità di utilizzo delle risorse eventualmente non impiegate; b) la fiscalizzazione nella misura del 50 per cento, per la durata massima di cinque anni, dei contributi previdenziali ed assistenziali relativi ad ogni lavoratore disabile che, assunto in base alla  presente legge, abbia una riduzione della capacità lavorativa compresa tra il 67 per cento e il 79 per cento o minorazioni ascritte dalla quarta alla sesta categoria di cui alle tabelle citate nella lettera  a); c) il rimborso forfettario parziale delle spese necessarie alla trasformazione del posto di lavoro per renderlo adeguato alle possibilità operative dei disabili con riduzione della capacità lavorativa superiore al 50 per cento o per l'apprestamento di tecnologie di telelavoro ovvero per la rimozione delle barriere architettoniche che limitano in qualsiasi modo l'integrazione lavorativa del disabile. 2. Le agevolazioni di cui al comma 1 sono estese anche ai datori di lavoro che, pur non essendo soggetti agli obblighi della presente legge, procedono all'assunzione di disabili. 3. Il datore di lavoro che, attraverso le convenzioni stipulate ai sensi dell'articolo 11, assicura ai soggetti di cui al comma 1 dell'articolo 1 la possibilità di svolgere attività di tirocinio finalizzata all'assunzione, per un periodo fino ad un massimo di dodici mesi, rinnovabili per una sola volta, assolve per la durata relativa l'obbligo di assunzione. I datori di lavoro sono tenuti ad assicurare i tirocinanti contro gli infortuni sul lavoro, mediante convenzioni con l'INAIL, e per la responsabilità civile. I relativi oneri sono posti a carico del Fondo di cui al comma 4. 4. Per le finalità di cui al presente articolo è istituito presso il Ministero del lavoro e della previdenza sociale il Fondo per il diritto al lavoro dei disabili, per il cui finanziamento è autorizzata la spesa di lire 40 miliardi per l'anno 1999 e lire 60 miliardi a decorrere dall'anno 2000. 5. Dopo cinque anni, gli uffici competenti sottopongono a verifica la prosecuzione delle agevolazioni di cui al comma 1 del presente articolo. 6. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a lire 40 miliardi  per l'anno 1999 e a lire 60 miliardi annue a decorrere dall'anno 2000, si provvede mediante corrispondente utilizzo dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 29-quater del decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1997, n. 30. Le somme non impegnate nell'esercizio di competenza possono esserlo in quelli successivi. 7. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. 8. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, da emanare entro centoventi giorni dalla data di cui all'articolo 23, comma 1, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, sentita la Conferenza unificata, sono indicati i criteri e le modalità per la ripartizione fra le regioni delle disponibilità del Fondo di cui al comma 4, nonché la disciplina nei procedimenti per la concessione delle agevolazioni di cui al comma 1. 9. Il Governo della Repubblica, entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, procede ad una verifica degli effetti delle disposizioni del presente articolo e ad una valutazione  dell'adeguatezza delle risorse finanziarie ivi previste. Art. 14. (Fondo regionale per l'occupazione dei disabili). 1. Le regioni istituiscono il Fondo regionale per l'occupazione dei disabili, di seguito denominato "Fondo", da destinare al finanziamento dei programmi regionali di inserimento lavorativo e dei relativi servizi. 2. Le modalità di funzionamento e gli organi amministrativi del Fondo sono determinati con legge regionale, in modo tale che sia assicurata una rappresentanza paritetica dei lavoratori, dei datori di lavoro e dei disabili. 3. Al Fondo sono destinati gli importi derivanti dalla irrogazione delle sanzioni amministrative previste dalla presente legge ed i contributi versati dai datori di lavoro ai sensi della presente legge, nonché il contributo di fondazioni, enti di natura privata e soggetti comunque interessati. 4. Il Fondo eroga: a) contributi agli enti indicati nella presente legge, che svolgano attività rivolta al sostegno e all'integrazione lavorativa dei disabili; b) contributi aggiuntivi rispetto a quelli previsti dall'articolo 13, comma 1, lettera c); c) ogni altra provvidenza in attuazione delle finalità della presente legge. Capo V - SANZIONI E DISPOSIZIONI FINALI E TRANSITORIE  Art. 15. (Sanzioni).  1. Le imprese private e gli enti pubblici economici che non adempiano agli obblighi di cui all'articolo 9, comma 6, sono soggetti alla  sanzione amministrativa del pagamento di una somma di lire 1.000.000  per ritardato invio del prospetto, maggiorata di lire 50.000 per ogni  giorno di ulteriore ritardo. 2. Le sanzioni amministrative previste dalla presente legge sono disposte dalle direzioni provinciali del lavoro e i relativi introiti sono destinati al Fondo di cui all'articolo 14. 3. Ai responsabili, ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241, di inadempienze di pubbliche amministrazioni alle disposizioni della  presente legge si applicano le sanzioni penali, amministrative e  disciplinari previste dalle norme sul pubblico impiego. 4. Trascorsi sessanta giorni dalla data in cui insorge l'obbligo di assumere soggetti appartenenti alle categorie di cui all'articolo 1,  per ogni giorno lavorativo durante il quale risulti non coperta, per cause imputabili al datore di lavoro, la quota dell'obbligo di cui all'articolo 3, il datore di lavoro stesso è tenuto al versamento, a titolo di sanzione amministrativa, al Fondo di cui all'articolo 14, di una somma pari a lire 100.000 al giorno per ciascun lavoratore disabile che risulta non occupato nella medesima giornata. 5. Le somme di cui ai commi 1 e 4 sono adeguate ogni cinque anni con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale. Art. 16. - (Concorsi presso le pubbliche amministrazioni). 1. Ferme restando le disposizioni di cui agli articoli 3, comma 4, e 5, comma 1, i disabili possono partecipare a tutti i concorsi per il pubblico impiego, da qualsiasi amministrazione pubblica siano banditi.  A tal fine i bandi di concorso prevedono speciali modalità di svolgimento delle prove di esame per consentire ai soggetti suddetti di concorrere in effettive condizioni di parità con gli altri. 2. I disabili che abbiano conseguito le idoneità nei concorsi pubblici possono essere assunti, ai fini dell'adempimento dell'obbligo di cui all'articolo 3, anche se non versino in stato di disoccupazione e  oltre il limite dei posti ad essi riservati nel concorso. 3. Salvi i requisiti di idoneità specifica per singole funzioni, sono abrogate le norme che richiedono il requisito della sana e robusta costituzione fisica nei bandi di concorso per il pubblico impiego. Art. 17. (Obbligo di certificazione).  1. Le imprese, sia pubbliche sia private, qualora partecipino a bandi per appalti pubblici o intrattengano rapporti convenzionali o di concessione con pubbliche amministrazioni, sono tenute a presentare preventivamente alle stesse la dichiarazione del legale rappresentante che attesti di essere in regola con le norme che disciplinano il diritto al lavoro dei disabili, nonché apposita certificazione rilasciata dagli uffici competenti dalla quale risulti l'ottemperanza alle norme della presente legge, pena l'esclusione. Art. 18. (Disposizioni transitorie e finali). 1. I soggetti già assunti ai sensi delle norme sul collocamento obbligatorio sono mantenuti in servizio anche se superano il numero di unità da occupare in base alle aliquote stabilite dalla presente legge e sono computati ai fini dell'adempimento dell'obbligo stabilito dalla stessa. 2. In attesa di una disciplina organica del diritto al lavoro degli orfani e dei coniugi superstiti di coloro che siano deceduti per causa di lavoro, di guerra o di servizio, ovvero in conseguenza dell'aggravarsi dell'invalidità riportata per tali cause, nonché dei coniugi e dei figli di soggetti riconosciuti grandi invalidi per causa di guerra, di servizio e di lavoro e dei profughi italiani rimpatriati, il cui status è riconosciuto ai sensi della legge 26 dicembre 1981, n. 763, è attribuita in favore di tali soggetti una quota di riserva, sul numero di dipendenti dei datori di lavoro pubblici e privati che occupano più di cinquanta dipendenti, pari a un punto percentuale e determinata secondo la disciplina di cui all'articolo 3, commi 3, 4 e 6, e all'articolo 4, commi 1, 2 e 3, della presente legge. La predetta quota è pari ad un'unità per i datori di lavoro, pubblici e privati, che occupano da cinquantuno a centocinquanta dipendenti. Le assunzioni sono effettuate con le modalità di cui all'articolo 7, comma 1. Il regolamento di cui all'articolo 20 stabilisce le relative norme di attuazione. 3. Per un periodo di ventiquattro mesi a decorrere dalla data di cui all'articolo 23, comma 1, gli invalidi del lavoro ed i soggetti di cui all'articolo 4, comma 5, che alla medesima data risultino iscritti nelle liste di cui alla legge 2 aprile 1968, n. 482, e successive modificazioni, sono avviati al lavoro dagli uffici competenti senza necessità di inserimento nella graduatoria di cui all'articolo 8, comma 2. Ai medesimi soggetti si applicano le disposizioni dell'articolo 4, comma 6. Art. 19. (Regioni a statuto speciale e province autonome). 1. Sono fatte salve le competenze legislative nelle materie di cui alla presente legge delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano. Art. 20. (Regolamento di esecuzione). 1. Entro centoventi giorni dalla data di cui all'articolo 23, comma 1, sono emanate, sentita la Conferenza unificata, norme di esecuzione, aventi carattere generale, cui le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano si conformano, nell'ambito delle rispettive competenze, ai fini dell'attuazione delle disposizioni della presente legge. Art. 21. (Relazione al Parlamento). 1. Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale ogni due anni, entro il 30 giugno, presenta al Parlamento una relazione sullo stato di attuazione della presente legge, sulla base dei dati che le regioni annualmente, entro il mese di marzo, sono tenute ad inviare al Ministro stesso. Art. 22. (Abrogazioni).

1. Sono abrogati: a) la legge 2 aprile 1968, n. 482, e successive modificazioni; b) l'articolo 12 della legge 13 agosto 1980, n. 466; c) l'articolo 13 della legge 26 dicembre 1981, n. 763; d) l'articolo 9 del decreto-legge 29 gennaio 1983, n. 17, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 marzo 1983, n. 79; e) l'articolo 9 del decreto-legge 12 settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 1983, n. 638; f) l'articolo 14 della legge 20 ottobre 1990, n. 302. Art. 23. (Entrata in vigore).  1. Le disposizioni di cui agli articoli 1, comma 4, 5, commi 1, 4 e 7, 6, 9, comma 6, secondo periodo, 13, comma 8, 18, comma 3, e 20 entrano in vigore il giorno successivo a quello di pubblicazione della presente legge nella Gazzetta Ufficiale. 2. Le restanti disposizioni della presente legge entrano in vigore dopo trecento giorni dalla data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. ln034 (2006)


fonte :http://www.storiadeisordi.it/articolo.asp?ENTRY_ID=2535Modifica

RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO DEL 25 OTTOBRE 2011 SULLA MOBILTÀ E L'INTEGRAZIONE DELLE PERSONE CON DISABILITÀModifica

Autore: EU - Codice: LS068/2011

Risoluzione del Parlamento europeo del 25 ottobre 2011 sulla mobilità e l'integrazione delle persone con disabilità e la strategia europea in materia di disabilità 2010-2020 (2010/2272(INI)) 

Il Parlamento europeo ,

–  viste la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, la Convenzione europea dei diritti dell'uomo e la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  viste la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità e la sua entrata in vigore il 21 gennaio 2011, in conformità della decisione 2010/48/CE del Consiglio, del 26 novembre 2009, relativa alla conclusione, da parte della Comunità europea, della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità(1) ,

–  vista la Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori(2) ,

–  visti gli articoli 2, 10, 19 e 168 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro(3) ,

–  vista la proposta di direttiva del Consiglio, presentata dalla Commissione, recante applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale (COM(2008)0426) e la risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 2 aprile 2009 in merito(4) ,

–  vista la comunicazione della Commissione del 3 marzo 2010 dal titolo «Europa 2020 – Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva» (COM(2010)2020),

–  vista la raccomandazione del Consiglio 98/376/CE, del 4 giugno 1998, su un contrassegno di parcheggio per disabili(5) ,

–  vista la comunicazione della Commissione del 26 agosto 2010 dal titolo «Un'agenda digitale europea» (COM(2010)0245),

–  vista la comunicazione della Commissione del 12 maggio 2000 dal titolo «Verso un'Europa senza ostacoli per i disabili» (COM(2000)0284), 

–  vista la comunicazione della Commissione del 25 settembre 2001 intitolata «eEurope 2002: accessibilità e contenuto dei siti Internet delle amministrazioni pubbliche» (COM(2001)0529),

–  vista la classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute (ICF) dell'Organizzazione mondiale della sanità, del 22 maggio 2001 (risoluzione dell'Assemblea mondiale della sanità (AMS) 54.21),

–  vista la comunicazione della Commissione del 30 novembre 2003 dal titolo «Pari opportunità per le persone con disabilità: un Piano d'azione europeo» (COM(2003)0650),

–  vista la comunicazione della Commissione del 24 gennaio 2003 dal titolo «Verso uno strumento delle Nazioni Unite giuridicamente vincolante per la promozione e la tutela dei diritti e della dignità delle persone con disabilità» (COM(2003)0016),

–  visto il Libro verde della Commissione del 16 marzo 2005 dal titolo «Una nuova solidarietà tra le generazioni di fronte ai cambiamenti demografici» (COM(2005)0094),

–  vista la comunicazione della Commissione del 26 novembre 2007 dal titolo «La situazione dei disabili nell'Unione europea: il piano d'azione europeo 2008-2009» (COM(2007)0738),

–  vista la comunicazione della Commissione del 16 dicembre 2010 dal titolo «La Piattaforma europea contro la povertà e l'esclusione sociale: un quadro europeo per la coesione sociale e territoriale» (COM(2010)0758),

–  vista la comunicazione della Commissione del 15 novembre 2010 dal titolo «Strategia europea sulla disabilità 2010-2020: un rinnovato impegno per un'Europa senza barriere»(COM(2010)0636),

–  visto il protocollo opzionale della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 13 dicembre 2006 («il protocollo opzionale»),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 30 novembre 2009 dal titolo «Promuovere l'inclusione nel mercato del lavoro – Uscire dalla crisi e prepararsi al programma di Lisbona per il periodo successivo al 2010»,

–  vista la petizione n. 1454/2010, presentata da Urzula Weber-Król,

–  vista la relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio concernente il funzionamento e gli effetti del regolamento (CE) n. 1107/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, relativo ai diritti delle persone con disabilità e delle persone a mobilità ridotta nel trasporto aereo (COM(2011)0166),

–  vista la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea dell'11 luglio 2006 nella causa C-13/05, concernente la direttiva 2000/78/CE ‐ Parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro ‐ Nozione di handicap,

–  vista la decisione 2010/707/UE del Consiglio, del 21 ottobre 2010, sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione(6) ,

–  vista la sua risoluzione del 17 giugno 1988 sulla lingua dei segni per i non udenti(7) , 

–  vista la sua risoluzione del 26 maggio 1989 sulle donne e la disabilità(8) ,

–  vista la sua risoluzione del 16 settembre 1992 sui diritti delle persone mentalmente disabili(9) ,

–  vista la sua risoluzione del 14 dicembre 1995 sui diritti umani dei disabili(10) ,

–  vista la sua risoluzione del 9 maggio 1996 sui diritti delle persone affette da autismo(11) ,

–  vista la sua risoluzione del 13 dicembre 1996 riguardante un contrassegno per il parcheggio per i disabili e i diritti dei disabili(12) ,

–  vista la sua risoluzione dell'11 aprile 1997 sulla parità di opportunità per i disabili(13) ,

–  vista la sua risoluzione del 23 giugno 2003 sulla comunicazione della Commissione destinata al Consiglio e al Parlamento dal titolo «Verso uno strumento delle Nazioni Unite giuridicamente vincolante per la promozione e la tutela dei diritti e della dignità delle persone con disabilità»(14) ,

–  visti la comunicazione della Commissione del 12 gennaio 2011 intitolata «Analisi annuale della crescita: progredire nella risposta globale dell'UE alla crisi» (COM(2011)0011) e il progetto di relazione congiunta sull'occupazione ad essa allegato,

–  vista la decisione 2011/308/UE del Consiglio, del 19 maggio 2011, sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione(15) ,

–  vista la sua risoluzione dell'8 marzo 2011 sulla riduzione delle disuguaglianze sanitarie nell'UE(16) ,

–  visto l'accordo quadro sui mercati del lavoro inclusivi, stipulato dalle parti sociali europee il 25 marzo 2010,

–  viste le conclusioni del Consiglio sui valori e i principi comuni dei sistemi sanitari dell'Unione europea (2006/C146/01),

–  viste le conclusioni del Consiglio dell'8 giugno 2010 sul tema «Equità e salute in tutte le politiche: solidarietà in materia di salute»,

–  visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e i pareri della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere e della commissione per le petizioni (A7-0263/2011),

A.  considerando che, come cittadini a pieno titolo, le persone con disabilità (sia fisiche che psicosociali) hanno pari diritti e godono del diritto incontestabile alla dignità, alla parità di trattamento, a una vita indipendente e alla piena partecipazione alla società,

B.  considerando che oltre 80 milioni di persone, ovvero circa il 16% della popolazione totale dell'Unione europea, sono disabili (comprese le persone affette da problemi di salute mentale, con particolare riferimento all'autismo) e che il tasso di disoccupazione che le riguarda è almeno il doppio di quello relativo alle persone non disabili; che le persone con disabilità costituiscono un gruppo vulnerabile caratterizzato da un tasso di povertà superiore alla media del 70%; che il tasso di occupazione delle persone disabili è pari soltanto al 45% circa e che un impiego di qualità elevata assicura l'indipendenza economica e favorisce la riuscita personale; che la disoccupazione aumenta il rischio di povertà e di esclusione sociale, dato che almeno un quarto della popolazione è colpita almeno una volta nella vita da un problema di salute mentale, che può diventare cronico nel 10% dei casi, il che evidenzia la necessità di politiche attive e mirate per lottare contro il persistere di questa situazione; che tale maggiore esposizione al rischio di povertà è spesso il risultato di un accesso limitato non soltanto all'occupazione e alla formazione, ma anche alle cure sanitarie e a un trattamento adeguato,

C.  considerando che i gruppi più emarginati nella società sono quelli più colpiti dalla crisi e che le persone disabili costituiscono uno dei gruppi che ha maggiormente risentito degli effetti della crisi finanziaria in Europa,

D.  considerando che la commissione per le petizioni riceve regolarmente segnalazioni, da parte dei cittadini interessati, riguardo alle carenze nell'attuazione del principio vigente della parità di trattamento delle persone disabili,

E.  considerando che tra le persone maggiormente escluse dalla società figurano le persone con disabilità che necessitano di un elevato livello di sostegno; che le donne disabili sono generalmente tra i membri più vulnerabili ed emarginati della società e si trovano a essere discriminate ed escluse dall'istruzione, dall'occupazione e dalla vita sociale,

F.  considerando che il successo della strategia Europa 2020, il cui obiettivo è sviluppare una crescita europea intelligente (basata sull'innovazione e la ricerca), sostenibile e inclusiva, richiederà necessariamente miglioramenti strutturali in materia di mobilità e inclusione delle persone con disabilità,

G.  considerando che la percentuale relativa alla disabilità aumenterà considerevolmente negli anni a venire, con l'inevitabile inversione della piramide demografica, dato che più di un terzo delle persone di età superiore ai 75 anni soffre di disabilità che limitano in certa misura le loro capacità e che oltre il 20% ha capacità molto limitate,

H.  considerando che l'Unione europea ha formalmente ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, la quale è stata altresì firmata da tutti i 27 Stati membri dell'UE e ratificata da 17 di essi,

I.  considerando che le competenze dell'Unione europea nell'ambito della tutela contro le discriminazioni per motivi di disabilità sono attualmente limitate al mondo del lavoro, dell'occupazione e della formazione professionale (direttiva 2000/78/CE); che la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità costituisce un accordo misto in virtù del quale le istituzioni e gli Stati membri dell'UE condividono obblighi relativi alla sua attuazione, e che le proposte e i suggerimenti contenuti nella presente relazione saranno esaminati e trattati nel quadro della prossima proposta di atto legislativo della Commissione sull'accessibilità nell'UE; 

J.  considerando che le politiche sociali destinate alle persone disabili rientrano spesso nell'area di competenza degli Stati membri e si basano pertanto sulla cultura e sulle tradizioni nazionali, sulle consuetudini sociali e sullo sviluppo economico nonché sull'importantissimo ruolo svolto da famiglie e associazioni nel sostenere i disabili nel loro percorso verso l'autonomia e l'inserimento nel tessuto sociale,

K.  considerando che la disabilità è un concetto in evoluzione che scaturisce dall'interazione tra persone con disturbi e barriere comportamentali e ambientali che impediscono la loro piena ed effettiva partecipazione alla società in condizioni di uguaglianza e di pari dignità con gli altri,

L.  considerando che esiste una stretta correlazione tra mobilità, disabilità e inclusione sociale, soprattutto per quanto riguarda la libertà di comunicazione e l'accesso a quest'ultima (compreso il Braille, la lingua dei segni e altre forme alternative di comunicazione), la libertà di movimento in tutti gli ambiti dell'esistenza e l'accesso ai servizi; che occorre promuovere la piena partecipazione in tutti gli aspetti della società, prendendo atto dell'importanza delle politiche dell'Unione riguardanti le tecnologie dell'informazione e della comunicazione, nonché la domotica e le soluzioni comunicative online, e tenendo presente la necessità di avanzare verso la piena accessibilità promuovendo norme compatibili nel mercato unico e agevolando la loro diffusione,

M.  considerando che l'accesso alle informazioni (articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali) e alla cultura, come dichiara la risoluzione del Consiglio del 6 maggio 2003 relativa all'accessibilità delle infrastrutture e attività culturali per le persone con disabilità, svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo intellettuale delle persone, comprese quelle disabili, e incide quindi direttamente sulle loro possibilità occupazionali,

N.  considerando che le persone con disabilità hanno diritto a servizi a livello locale che favoriscano una vita indipendente, all'assistenza personale e all'indipendenza economica e sociale nonché alla piena partecipazione alla società e al mercato del lavoro; che se le attività di sostegno fossero remunerate costituirebbero quasi il 50% del PIL (Commissione sulla misurazione delle prestazioni economiche e del progresso sociale, 21 aprile 2010),

O.  considerando che le barriere all'accessibilità di utilizzo dei beni e servizi offerti a tutti costituiscono ostacoli significativi per le persone con disabilità,

P.  considerando che le persone con disabilità subiscono, in taluni Stati membri e in taluni settori, discriminazioni durante tutta la loro vita e in particolare nel periodo dell'istruzione e della formazione a causa della mancata individuazione e dei mancati interventi in fase precoce per i bambini e gli studenti disabili, e che ciò comporta una riduzione delle loro possibilità occupazionali future,

Q.  considerando che, nella fascia di età compresa tra i 16 e i 19 anni, il tasso di descolarizzazione è pari al 37% per le persone con disabilità e al 25% per le persone aventi un certo grado di disabilità, rispetto al 17% per le persone che non soffrono di alcuna disabilità,

R.  considerando che l'articolo 24 della Convenzione delle Nazioni Unite sulle persone con disabilità, ratificata dall'UE nel dicembre 2010, vieta l'esclusione dal sistema educativo per motivi fondati sulla disabilità e che un'istruzione inclusiva costituisce il mezzo più efficace per combattere gli atteggiamenti discriminatori, costruire una società all'insegna dell'integrazione e conseguire l'istruzione per tutti,

S.  considerando che le donne disabili sono spesso vittime di una doppia discriminazione e che i governi possono contrastare tale fenomeno integrando la prospettiva di genere in tutti i settori pertinenti della politica in materia di disabilità,

T.  considerando che la crisi economica costituisce una sfida in termini di occupazione in generale, e per le persone disabili in particolare, dato che l'aumento del tasso di disoccupazione è considerevolmente maggiore per le persone con qualche forma di disabilità e visti i timori crescenti che le prestazioni di disabilità possano essere utilizzate per controllare l'offerta di manodopera,

U.  considerando che i familiari delle persone con disabilità subiscono discriminazioni per associazione e che le misure a sostegno delle famiglie avranno a loro volta un effetto positivo sul pieno e paritario riconoscimento dei diritti delle persone disabili,

V.  considerando che nel 2007 è stata presentata alla Commissione europea una petizione firmata da 1 364 984 cittadini che chiedeva di assicurare alle persone con disabilità un'ampia tutela in tutte le politiche dell'Unione europea e che, sino ad ora, la Commissione non ha tenuto nel debito conto questa legittima istanza,

Obiettivi

1.  sottolinea che l'obiettivo della strategia Europa 2020 di conseguire un tasso di occupazione pari al 75% per la popolazione di età compresa tra i 20 e i 64 anni non può essere in alcun modo raggiunto, se non vi si include la popolazione con una qualche forma di disabilità;

2.  sottolinea che la spesa finanziaria e gli investimenti economici a favore delle persone con disabilità costituiscono un investimento a lungo termine per il benessere di tutti e per una società sostenibile in cui le persone possano vivere più a lungo e lavorare con maggiore efficienza in condizioni migliori; sottolinea in questo senso che non sono accettabili, nell'ambito di misure di austerità dei conti pubblici, tagli ingiustificati ai servizi per persone con disabilità o ai progetti finalizzati alla loro inclusione sociale, dal momento che questi tagli significherebbero il venir meno della garanzia di alcuni diritti fondamentali ed inalienabili delle persone con disabilità; ritiene anzi che in questi ambiti gli investimenti andrebbero sensibilmente aumentati; ribadisce che tutti i sistemi sanitari dell'Unione europea dovrebbero essere fondati sui valori fondamentali dell'universalità, l'accessibilità di un'offerta assistenziale di qualità e la solidarietà;

3.  osserva che, nel corso della crisi finanziaria, dalla quale vi sono ora segnali di ripresa, è rimasta nelle società europee una solidarietà intrinseca; riconosce pienamente e sottolinea la necessità di prevedere misure personalizzate per le persone con disabilità che, in funzione dei diversi livelli e caratteristiche delle disabilità, necessitano di un sostegno più incisivo, basato sui diritti umani e sulla dignità, e riconosce altresì il rischio di discriminazione, del quale sovente non si tiene conto e che deve essere pertanto evidenziato mediante campagne di sensibilizzazione dei cittadini europei; segnala che occorrerebbe pertanto tenere conto delle esigenze delle persone con disabilità sulla base dei loro bisogni specifici, per poter trovare soluzioni adeguate durante tutte le fasi dell'istruzione, della formazione e della vita professionale;

4.  sottolinea l'importanza degli obiettivi della nuova strategia europea in materia di disabilità 2010-2020 (SED) e chiede, in particolare, la definizione di azioni più dettagliate per tutti i livelli di governance sulla base di dati attendibili; reputa necessario osservare il principio di base riassumibile come «Niente su di noi senza di noi», ossia che le persone con disabilità devono essere coinvolte in tutte le misure e le decisioni che le riguardano;

5.  deplora che la comunicazione della Commissione concernente la strategia europea in materia di disabilità non comprenda una prospettiva di genere integrata o un capitolo separato sulle politiche in materia di disabilità specifiche di genere, nonostante il fatto che le donne con disabilità siano spesso in una posizione più svantaggiata rispetto agli uomini con disabilità e siano più spesso vittime di povertà e di esclusione sociale; invita la Commissione e gli Stati membri a tenere conto degli aspetti di genere in modo trasversale nella strategia europea in materia di disabilità 2010-2020;

6.  sottolinea la necessità di un nuovo approccio efficiente nei confronti della disabilità, a partire dalla creazione di un comitato europeo per la disabilità, che si riunirebbe regolarmente e con il coinvolgimento diretto del Parlamento europeo e la partecipazione delle organizzazioni che rappresentano le persone con disabilità, e dall'istituzione di task force nazionali atte a garantire meccanismi più efficaci per il coordinamento e il controllo – nonché la valutazione – dell'attuazione della SED nell'ambito dei programmi e delle strategie della Commissione e degli Stati membri, nel rispetto del principio di sussidiarietà;

7.  rammenta che una società sostenibile, in cui le persone vivono più a lungo in migliori condizioni di salute, dovrebbe inoltre comportare miglioramenti in materia di progettazione degli spazi urbani e comuni e accessibilità dei beni e dei servizi disponibili, tra cui la parità di accesso alle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione, in modo da migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità ed evitare l'esclusione sociale;

Diritti civili e umani

8.  chiede che sia pienamente rispettata la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e che siano promossi i principi del «progettare per tutti» («Design for all») e della progettazione universale («Universal Design»); riconosce gli sforzi compiuti dall'Unione europea e dalle Nazioni Unite riguardo alla normativa volta a rafforzare la piena integrazione delle persone disabili nella società, ma è dell'avviso che occorra fare di più;

9.  sottolinea in particolare la necessità di assicurare, anche per i minori disabili, il pieno rispetto dei diritti enunciati nella Convenzione sui diritti dell'infanzia, tra cui il diritto al gioco, all'istruzione, alla partecipazione alla vita della propria comunità, anche culturale ed artistica, alle cure mediche richieste dalla loro situazione personale, alla libertà di ricercare e ricevere informazioni e idee; ricorda in particolare che l'articolo 23 di questa Convenzione riconosce ai minori con disabilità il diritto a «condurre una vita piena e decente, in condizioni che garantiscano la loro dignità, favoriscano la loro autonomia e agevolino una loro attiva partecipazione alla vita della comunità» e richiede che essi «abbiano effettivamente accesso alla educazione, alla formazione, alle cure sanitarie, alla riabilitazione, alla preparazione al lavoro e alle attività ricreative e possano beneficiare di questi servizi in maniera atta a concretizzare la più completa integrazione sociale e il loro pieno sviluppo personale, anche nell'ambito culturale e spirituale»;

10.  chiede di integrare efficacemente la disabilità in tutti gli aspetti della strategia UE 2020 e nelle relative iniziative faro, compresa l'Unione dell'innovazione, nella quale mancano riferimenti alla disabilità;

1.  richiama l'attenzione sul fatto che molte persone disabili continuano a subire discriminazioni per la mancanza di un pari riconoscimento di fronte alla legge e alla giustizia e invita gli Stati membri a correggere tali carenze e a porvi rimedio, anche assicurando l'effettivo accesso alla giustizia per le persone con disabilità e una formazione adeguata per coloro che lavorano nel settore dell'amministrazione della giustizia, compreso il personale di polizia e delle carceri, e sottolinea l'importanza di garantire e assicurare la pari partecipazione alla vita politica e pubblica, compreso il diritto di voto, di candidarsi alle elezioni e di ricoprire cariche ai sensi dell'articolo 29 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, in quanto, secondo stime realizzate da ONG competenti e da esperti elettorali, soltanto una piccola percentuale di persone con disabilità riesce a partecipare alle elezioni;

12.  ritiene che l'acquisto di beni e servizi, comprese informazioni pertinenti e accessibili sugli stessi, debba comprendere soluzioni di acquisto agevoli (online) nonché beni e servizi concepiti in modo da essere accessibili a lungo termine; evidenzia la necessità di omologare i prodotti destinati alle persone con disabilità in base alle norme sia europee che mondiali; invita la Commissione ad adottare ulteriori provvedimenti adeguati per promuovere lo sviluppo di beni e servizi progettati in modo universale e l'accesso a questi, come sancito dall'articolo 29 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, compreso lo scambio di buone prassi;

13.  sottolinea il fatto che, alla luce della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, numerosi studi hanno dimostrato che le donne disabili subiscono una doppia discriminazione per motivi legati sia al genere che alla disabilità; invita la Commissione, in considerazione della quasi totale mancanza di meccanismi al riguardo, a inserire nei sistemi di protezione sociale provvedimenti speciali per le donne con disabilità;

14.  sottolinea che numerose persone con disabilità mentali e menomazioni intellettuali sono particolarmente esposte al rischio di abusi e violenze; invita gli Stati membri a istituire un meccanismo di controllo sviluppato per fornire servizi sociali e protezione giuridica alle vittime e garantire il rispetto dei diritti umani e delle libertà delle persone che risiedono in istituti, con particolare riferimento alle donne e ai minori disabili; invita l'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere a realizzare studi sulla situazione delle ragazze e delle donne con disabilità in relazione alla violenza; sottolinea la necessità di misure e azioni volte a combattere la duplice discriminazione delle donne e promuovere la piena parità di diritti e di opportunità; invita la Commissione europea e gli Stati membri ad adottare provvedimenti attivi ed efficaci onde sostenere e favorire la transizione dall'assistenza in istituti all'assistenza nella collettività, facendo buon uso delle possibilità di finanziamento offerte dall'Unione europea, quale il programma Progress, per attuare misure di sensibilizzazione pubblica sulla situazione dei disabili residenti in istituti; invita gli Stati membri a garantire alle donne con disabilità che subiscono violenze l'accesso prioritario agli alloggi popolari, ai contributi per adattare l'ambiente domestico, al sostegno domiciliare e ai servizi pubblici previsti per i casi di violenza di genere;

15.  sottolinea che è necessario incoraggiare gli Stati membri a prestare molta più attenzione agli aspetti sociali della disabilità; ritiene che una condizione necessaria per la capacità individuale di esercitare i diritti civili sia la creazione di un contesto normativo per un meccanismo decisionale di sostegno; invita gli Stati membri a incoraggiare il più possibile eventuali forme di sostegno quali l'assistenza personale e altri servizi che favoriscano la vita indipendente, nell'ottica di ridurre, in linea generale, le cure prestate in istituti a favore di forme alternative di sostegno; invita la Commissione a condurre uno studio approfondito su questi aspetti e a sensibilizzare la società al riguardo; sottolinea il ruolo del volontariato quale indispensabile fonte di supporto ai disabili e invita la Commissione e gli Stati membri a proseguire e migliorare le iniziative e i programmi di sostegno a esso dedicati;

16.  sottolinea l'importanza di garantire e assicurare pari accesso all'informazione pubblica, con particolare riferimento alla gestione pubblica di catastrofi naturali o provocate dall'uomo, in conformità dell'articolo 21 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità;

17.  invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare le misure necessarie per prepararsi ad affrontare le calamità naturali e quelle causate dalla negligenza umana, con particolare riferimento alla fornitura di informazioni adeguate ed utili alle persone con disabilità, anche attraverso la presentazione di utili e idonei esempi internazionali;

18.  sottolinea la necessità di intervenire a livello sia nazionale che europeo per favorire la transizione dall'assistenza in istituti all'assistenza nella collettività, facendo uso dei Fondi strutturali accompagnati da misure volte a sensibilizzare l'opinione pubblica sulla situazione dei disabili residenti in istituti;

Importanza della raccolta dei dati e della consultazione dei soggetti interessati

19.  sottolinea che attualmente mancano o scarseggiano, negli Stati membri, dati coerenti e specifici in base al genere sulle questioni legate alla disabilità e ai servizi correlati alla disabilità, compresi indicatori e informazioni specifici riguardo al numero e alla qualità degli istituti e delle case di cura, e che Eurostat dovrebbe fornire maggiori dati annuali, specifici in base al genere, sui disabili e sulle persone che li assistono;

20.  esprime delusione per la mancanza di trasparenza e la partecipazione limitata di persone con disabilità nella raccolta dei dati e nella consultazione e ritiene che la Commissione europea dovrebbe incoraggiare la partecipazione di persone con disabilità alle procedure di consultazione che devono essere totalmente accessibili in base alle esperienze delle ONG, concepite in modo tale da consentire osservazioni specifiche e supportate da efficaci campagne di informazione; sottolinea che il fatto che la consultazione online svolta nel 2009 dalla Commissione sul suo sito web centrale per le consultazioni abbia ricevuto dalla società civile soltanto 336 risposte dimostra che le campagne di informazione non hanno raggiunto i gruppi cui erano destinate e rileva inoltre che il mezzo informatico non era accessibile per le persone non vedenti che utilizzavano software di lettura dello schermo («screen reader»); invita gli Stati membri a garantire che le persone con disabilità e le organizzazioni che le rappresentano possano partecipare a tutti i processi di attuazione a ogni livello, come sancito dall'articolo 33 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità;

21.  invita la Commissione ad accelerare il processo di controllo, cooperazione e scambio di buone prassi tra Stati membri, in particolare per quanto riguarda la raccolta di dati confrontabili specifici in base al genere e indicatori di progresso, al fine di raggiungere gli obiettivi fissati a livello nazionale e comunitario; sottolinea che le misurazioni dovrebbero basarsi sulle esigenze dei disabili e non essere fondate esclusivamente su elementi medici, ma dovrebbero includere anche gli aspetti sociali, occupazionali e ambientali; sottolinea nel contempo l'importanza di coordinare gli sforzi per combattere le violazioni e il fenomeno dei falsi invalidi;

22.  ricorda che la registrazione delle persone con disabilità nell'ambito dei servizi e del sostegno basato sul bilancio pubblico non deve determinare violazioni dei loro diritti umani e della loro vita privata, né stigmatizzazioni;

Cambiamenti demografici e un ambiente privo di barriere

23.  sottolinea che i cambiamenti demografici determineranno inoltre un aumento del numero di persone anziane con disabilità, poiché l'allungamento della vita media comporterà anche il fatto che più persone sperimenteranno l'insorgenza di una disabilità, e si renderanno quindi maggiormente necessari lo sviluppo e la concezione di servizi e soluzioni a vantaggio sia delle persone con disabilità, indipendentemente dalla loro età, che degli anziani con o senza disabilità;

24.  incoraggia le alleanze tra i due gruppi nella società, al fine di contribuire alla crescita innovativa, anche sulla base dell'occupazione e dello sviluppo sociale negli Stati membri, e al fine di soddisfare le nuove esigenze derivanti dall'invecchiamento della società e dal cambiamento demografico;

25.  invita la Commissione a rafforzare sia le sanzioni che gli incentivi positivi affinché gli Stati membri attuino l'articolo 16 del regolamento (CE) n. 1083/2006 e rispettino gli obblighi giuridicamente vincolanti ivi contenuti; invita la Commissione a rafforzare le norme antidiscriminazione e le disposizioni in materia di accessibilità nella futura politica di coesione 2014-2020 e a controllare e valutare la corretta attuazione dei programmi di finanziamento europei e l'utilizzo dei fondi europei;

26.  invita la Commissione a promuovere l'utilizzo dei Fondi strutturali europei, segnatamente del Fondo europeo per lo sviluppo regionale, onde migliorare l'accessibilità di beni e servizi e l'ambiente edificato avvalendosi dei fondi europei;

Libertà di circolazione e servizi privi di barriere

27.  riconosce che la libertà di circolazione è un diritto fondamentale all'interno dell'Unione europea; sottolinea che essa influenza positivamente la qualità della vita e la partecipazione delle persone con disabilità alla società e al mercato del lavoro, contribuendo anche all'inserimento sociale delle loro famiglie, con particolare riguardo a un migliore accesso ai servizi sanitari, prestando più attenzione alle persone con malattie croniche invalidanti al fine di ridurre le disuguaglianze sanitarie in tutta l'Unione europea;

28.  sottolinea che, in un'Europa che promuove l'uguaglianza e la libertà di movimento sul proprio territorio per i suoi cittadini, i diritti delle persone disabili variano da uno Stato membro all'altro;

29.  sottolinea che il trasporto accessibile consente alle persone con disabilità di partecipare più facilmente al mercato del lavoro e contribuisce quindi alla lotta contro la povertà e l'esclusione sociale;

30.  invita la Commissione e gli Stati membri ad assicurare più celermente l'accessibilità dei servizi attraverso diverse strategie per l'abbattimento delle barriere all'accesso a tali tecnologie, anche mediante la riduzione dei prezzi, come pure mediante le iniziative faro della strategia UE 2020 concepite per il raggiungimento degli obiettivi previsti da tale strategia;

31.  ricorda che la mobilità è una questione fondamentale nel quadro della strategia europea in materia di occupazione e che gli ostacoli specifici a una vita dignitosa e indipendente per le persone con disabilità nell'Unione europea continuano a essere di estrema rilevanza, soprattutto in termini di portabilità dei sussidi e degli aiuti, nonché di accesso alle necessarie strutture e assistenza personale;

32.  sottolinea che le persone con disabilità, in base alla direttiva 2011/24/UE concernente l'applicazione dei diritti dei pazienti relativi all'assistenza sanitaria transfrontaliera, hanno diritto a un'assistenza sanitaria transfrontaliera e alla parità di accesso all'assistenza sanitaria in ogni Stato membro dell'UE, a maggior ragione se hanno bisogno di cure altamente specializzate;

33.  chiede un riconoscimento migliore e reciproco dello stato di disabilità in tutti gli Stati membri; invita gli Stati membri a scambiare buone prassi al fine di colmare le lacune esistenti fra i sistemi nazionali in materia di valutazione del/i livello/i di disabilità in tutta l'UE, al fine di garantire una migliore mobilità per le persone disabili;

34.  sottolinea la necessità di incoraggiare il riconoscimento da parte degli Stati membri, nei loro sistemi di sicurezza sociale e al momento della pensione, della partecipazione e del lavoro non retribuito di chi presta assistenza, in particolare le donne, alle persone con disabilità; sottolinea che va accordata una particolare attenzione a queste donne;

35.  riconosce l'importanza della raccomandazione 98/376/CE del Consiglio, del 4 giugno 1998, su un contrassegno di parcheggio per disabili in cui si afferma che tale contrassegno dovrebbe esistere in un formato standard e dovrebbe essere riconosciuto da tutti gli Stati membri al fine di agevolare l'uso dell'autovettura da parte dei portatori e osserva che una carta europea unificata in materia di diritti dei viaggiatori e di conseguimento e rinnovo delle patenti di guida e di tutti gli altri documenti o autorizzazioni che possono essere necessari per facilitare la mobilità tra gli Stati membri sono fondamentali per l'inclusione sociale delle persone con disabilità in tutti gli Stati membri dell'UE; riconosce che le forme innovative di strumenti di comunicazione gratuiti per i non vedenti e i non udenti, come servizi informativi accessibili, con particolare riferimento ai servizi online, sono anch'esse fondamentali per la piena fruizione dei diritti di queste persone; reputa che tali strumenti dovrebbero annoverare versioni di facile lettura per le persone aventi disabilità cognitive e intellettuali; sollecita la riduzione delle barriere alla libera circolazione delle persone con disabilità tramite l'adozione di una tessera europea di mobilità, sulla base del reciproco riconoscimento da parte degli Stati membri dei contrassegni di disabilità e delle agevolazioni e dei diritti riservati ai disabili, in modo da agevolare loro lo studio, il lavoro e i viaggi, avvalendosi anche del quadro fornito dal metodo di coordinamento aperto; sollecita la creazione, da parte della Commissione, di un sito web maggiormente informativo rivolto alle persone con disabilità, che illustri i loro diritti e fornisca ulteriori informazioni specifiche in materia di viaggi;

36.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di adottare le misure necessarie per promuovere l'accesso senza barriere fisiche ai posti di lavoro e alle abitazioni per le persone con disabilità, come strumento per contribuire al loro inserimento nella vita professionale;

37.  sottolinea che non si possono sviluppare economie innovative e basate sulla conoscenza senza forme e contenuti accessibili per le persone con disabilità disciplinati da normative vincolanti, quali ad esempio pagine web accessibili ai non vedenti e contenuti sottotitolati per gli ipoudenti, compresi servizi di informazione e online per le persone che utilizzano il linguaggio dei segni, applicazioni per smart phone e ausili tattili e sonori nei mezzi di informazione pubblici;

38.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di adottare un approccio su due fronti, in cui legislazione vincolante e norme tecniche siano considerate strumenti complementari indispensabili per conseguire l'accessibilità; sottolinea che la legislazione dovrebbe delineare un quadro sostenibile, visti i rapidi progressi nel settore TIC; osserva che le norme dovrebbero costituire strumenti in evoluzione, in grado di assicurare l'attuazione della legislazione;

39.  rileva la mancanza di parità di accesso all'assistenza sanitaria, compreso l'accesso all'informazione sanitaria e medica, e sollecita la Commissione europea ad accelerare i lavori riguardanti raccomandazioni volte a sostenere la parità di accesso ai servizi sanitari e all'informazione sanitaria e medica;

40.  sottolinea che, per conseguire la partecipazione attiva delle persone con disabilità in tutti gli ambiti della vita sociale, occorre adoperarsi per fornire soluzioni di comunicazione alle persone con disabilità mentale (ad esempio pagine web di facile lettura) e comunicazioni aumentative e alternative per persone con esigenze comunicative complesse;

41.  invita gli Stati membri, con il sostegno della Commissione, a incoraggiare l'integrazione e l'accettazione nella società delle persone con disabilità, migliorandone l'accesso alle strutture e alle attività sportive, ricreative e culturali, anche attraverso la promozione e lo scambio fra gli Stati membri di materiale culturale accessibile agli ipovedenti, in linea con la risoluzione del Consiglio del 6 maggio 2003 relativa all'accessibilità alle infrastrutture e attività culturali per le persone con disabilità(17) ;

42.  invita gli Stati membri a porre rimedio alle carenze nella legislazione riguardante l'accessibilità, segnatamente in materia di trasporti pubblici e di diritti dei passeggeri, compreso il danneggiamento degli equipaggiamenti di mobilità, i servizi di sistemi di informazione e comunicazione elettronica nonché le norme riguardanti l'ambiente edificato pubblico e i servizi;

Pari opportunità

43.  ritiene che per «pari opportunità» non si possa intendere le stesse condizioni e circostanze per persone con esigenze differenti, e che pertanto le persone con disabilità differenti devono essere in grado di accedere a strumenti adeguati che consentano loro di acquistare beni e servizi, creando effettive pari opportunità;

44.  ribadisce la necessità di garantire alle persone con disabilità un accesso universale, efficace e non discriminatorio alla protezione sociale, alle prestazioni sociali, all'assistenza sanitaria, all'istruzione e alla fornitura di beni e servizi disponibili al pubblico, compresi alloggi, telecomunicazioni e comunicazioni elettroniche, informazione, tra cui informazioni fornite in formati accessibili, servizi finanziari, attività culturali e per il tempo libero, edifici aperti al pubblico, mezzi di trasporto nonché altri spazi e strutture pubblici;

45.  sottolinea che l'inserimento nel mondo del lavoro e l'autonomia economica sono fattori estremamente importanti per l'integrazione sociale delle persone con disabilità;

46.  ribadisce che i prodotti, i beni e i servizi, comprese le loro versioni modificate, non devono dar luogo a discriminazioni e di conseguenza non devono avere un costo superiore per le persone disabili;

47.  ritiene che le PMI svolgano un ruolo decisivo nel consentire alle persone con disabilità di accedere al mondo del lavoro, nella misura in cui possono costituire l'ambiente di lavoro idoneo per esaltarne le potenzialità individuali e professionali; sottolinea pertanto che alle PMI devono essere fornite non soltanto tutte le informazioni relative alle misure di agevolazione e sostegno connesse all'assunzione delle categorie protette, ma anche tutte le informazioni pertinenti alle tecnologie e ai percorsi di studio che consentono alle persone con disabilità di condurre una vita professionale autonoma e attiva;

48.  sottolinea l'eccezionale importanza di occupare le persone con disabilità nel mercato del lavoro regolare; riconosce la grande necessità di modalità giuridiche più flessibili per i rapporti di lavoro, segnatamente per quanto riguarda le moderne forme di relazione tra datore di lavoro e dipendente, e invita la Commissione e i governi degli Stati membri ad adottare misure legislative e finanziarie atte a sostenere in modo efficace l'occupazione delle persone con disabilità;

49.  invita gli Stati membri a migliorare e adeguare le loro politiche attive del lavoro per consentire alle persone con disabilità sia di accedere al mercato del lavoro che di rimanervi; raccomanda l'introduzione di iniziative che rispondano alle esigenze delle diverse tipologie di disabilità, tra cui misure di pianificazione e orientamento professionale attive sin dal momento in cui le persone che le necessitano si iscrivono presso i servizi preposti a tal fine;

50.  sottolinea che i laboratori protetti e i luoghi di lavoro integrati, seppure non allo stesso livello della partecipazione al mercato del lavoro aperto, potrebbero essere soluzioni valide per seguire e sostenere tutte le persone con diverse disabilità e in fasi diverse della vita, anche tramite l'individuazione di soluzioni ragionevoli, nella transizione verso un mercato del lavoro aperto, ed è dell'avviso che il rifiuto ingiustificato di prevedere una soluzione ragionevole (articolo 5 della direttiva 2000/78/CE) vada inteso come una forma di discriminazione ai sensi dell'articolo 2 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità; osserva che, in alcuni Stati membri, si possono utilizzare i laboratori protetti e le quote come una transizione verso il mercato del lavoro aperto, mettendo a disposizione specifiche strutture destinate ai disabili e personale addestrato a provvedere alle loro esigenze; sottolinea che la designazione di rappresentanti delle persone con disabilità all'interno delle grandi imprese, che consenta loro di esprimersi in prima persona, sarebbe da incoraggiare, come pure un rafforzamento della cooperazione fra le locali ONG interessate e le PMI; sottolinea che è necessario sostenere, all'occorrenza, gli assistenti personali, poiché ciò migliorerebbe sostanzialmente le opportunità per i disabili di affermarsi sul mercato del lavoro;

51.  sottolinea l'importanza di programmi di transizione che, in primo luogo, offrano opportunità di lavoro a partire da laboratori protetti per poi avvicinarsi al mercato del lavoro aperto e, in secondo luogo, creino un quadro più flessibile per la transizione dalla riqualificazione professionale ad altre forme occupazionali nel corso dell'attuazione della strategia Europa 2020;

52.  invita gli Stati membri a consolidare e perfezionare le politiche occupazionali attive adottate allo scopo di integrare le persone con disabilità sul posto di lavoro e ad aumentare l'efficienza degli organi nazionali competenti;

53.  osserva che gli Stati membri dovrebbero, in via prioritaria, concordare e approvare al più presto la proposta di direttiva del Consiglio recante applicazione del principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale (COM(2008)0426); invita la Commissione a continuare a contribuire al superamento delle difficoltà tecniche in seno al Consiglio al fine di garantire che si giunga rapidamente a un accordo; osserva che una politica antidiscriminazione svolge un ruolo decisivo nel promuovere l'inclusione sociale e l'occupazione dei disabili;

54.  chiede un riesame della legislazione europea in materia di appalti pubblici onde rendere obbligatori in fase di selezione i criteri legati all'accessibilità tra quelli mirati a promuovere l'inserimento sociale, l'innovazione e l'accessibilità per le persone con disabilità;

55.  sottolinea che, nonostante le differenze esistenti tra i singoli Stati membri, la maggior parte dei sistemi di previdenza sociale non prevede una flessibilità sufficiente per far sì che i singoli possano ottenere agevolazioni pur restando sul mercato del lavoro; chiede una riforma di tali sistemi che li renda più dinamici, cosicché le agevolazioni e l'invalidità parziale possano essere compatibili con la permanenza sul mercato del lavoro;

56.  rammenta che la Commissione stessa, nella sua comunicazione sulla strategia europea sulla disabilità, esprime preoccupazione per la scarsa disponibilità di sottotitoli e descrizioni audio sulla televisione nell'Unione europea; sottolinea in particolare la circostanza che per anni organizzazioni di persone non udenti e ipoudenti hanno realizzato con il sostegno del Parlamento europeo una campagna paneuropea per assicurare un più ampio accesso ai sottotitoli sulla televisione nell'Unione; chiede un'applicazione più rigorosa dell'obbligo che incombe agli Stati membri in virtù della direttiva 2007/65/CE di incentivare gli operatori radiotelevisivi ad assicurare una maggiore accessibilità dei servizi multimediali per le persone con disabilità uditiva o visiva; invita la Commissione a prevedere possibilità specifiche di finanziamento destinato agli operatori radiotelevisivi pubblici per aiutarli ad introdurre i servizi per i sottotitoli e le descrizioni audio nei loro programmi;

Investire nelle persone con disabilità

57.  rileva che il livello di occupazione delle persone con disabilità in Europa è purtroppo basso e ricorda alle istituzioni europee che gli obiettivi della strategia Europa 2020 possono essere conseguiti soltanto se migliora la situazione di queste persone; ritiene che la società debba pertanto essere sensibilizzata alla disabilità e debba accettarla, anche a livello prescolastico e di scuola primaria;

58.  afferma che gli attuali sistemi di istruzione e formazione non sono sufficienti per prevenire un tasso elevato di abbandono della scuola tra le persone con disabilità, in assenza di ulteriori politiche pubbliche che offrano determinati ausili di apprendimento, dal momento che l'importo relativo all'obiettivo nell'ambito della strategia Europa 2020 costituisce una riduzione a meno del 10%; sottolinea che ciò comporta notevoli svantaggi sociali e occupazionali, nonché la conseguente indigenza, per le persone disabili, in particolare in questo momento di crisi economica; sottolinea la necessità, tenuto conto dell'elevato tasso di abbandono scolastico da parte di persone disabili e alla luce delle conclusioni del Consiglio dell'11 maggio 2010 sulla dimensione sociale dell'istruzione e della formazione, di investire, promuovendoli, in efficaci (anche alternativi) programmi d'istruzione e formazione (professionale) che siano su misura per le esigenze, le caratteristiche e le capacità delle persone con disabilità e rileva che ciò presuppone la presenza di un sufficiente numero di professionisti qualificati e motivati, che dispongano di validi e idonei programmi, e la disponibilità che siffatti programmi figurino nei curricula di qualsiasi istituto di istruzione e formazione professionale e istruzione superiore, nonché nei programmi extracurriculari per le persone con disabilità, al fine di combattere gli atteggiamenti negativi nei confronti dei minori disabili e affinché questi ultimi possano ottenere le qualifiche adeguate che diano accesso a un mercato del lavoro moderno e aperto; invita gli Stati membri e la Commissione a garantire alle persone con disabilità un accesso migliore alle informazioni sui programmi esistenti in materia di mobilità e istruzione nonché parità di accesso ai programmi di formazione continua; constata, nella fattispecie, la necessità di integrare la lotta alla discriminazione nella strategia Europa 2020 e nelle sue iniziative faro, al fine della conformità con l'articolo 24 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità;

59.  conferma la necessità di incentrare l'attenzione sull'istruzione inclusiva, segnatamente nel contesto della convalida delle esperienze apprese, e che pertanto tale aspetto andrebbe messo in evidenza nell'ambito del quadro strategico per la cooperazione europea in materia di istruzione e formazione («ET 2020») e dell'iniziativa faro per le competenze e l'occupazione di Europa 2020; constata inoltre la necessità di elaborare nuovi orientamenti idonei a favorire l'uso corretto dell'informatica nelle scuole e a casa per garantire un'assistenza personale specifica e definita su misura;

60.  sottolinea la necessità di garantire a tutti i bambini, anche quelli con disabilità, il diritto di accesso universale a tutti i settori e livelli di istruzione, in tutti gli istituti; invita la Commissione e gli Stati membri a intensificare la diffusione di informazioni generali presso le famiglie con bambini disabili, al fine di consentire un riconoscimento e un sostegno precoci e individuare soluzioni possibili per le loro esigenze; evidenzia l'importanza del sostegno pubblico a favore delle famiglie delle persone con disabilità, in termini di finanziamento, di servizi assistenziali (tra cui la cura dell'infanzia), assistenza sanitaria, sostegno psicologico e condivisione di competenze, nonché in termini di una maggiore flessibilità dell'orario di lavoro per uno o entrambi i genitori di bambini disabili; esorta pertanto gli Stati membri a istituire uffici specifici e accessibili, presso cui sia possibile ottenere informazioni e assistenza amministrativa; invita altresì gli Stati membri a sostenere le famiglie di persone con disabilità e gli operatori dei sistemi sanitari nazionali tramite azioni mirate d'informazione e formazione e il coinvolgimento delle associazioni dei pazienti nei processi decisionali e di monitoraggio;

61.  sottolinea che i datori di lavoro dovrebbero consentire alle persone con disabilità di coprire un posto di lavoro, se qualificate, e far carriera nello stesso, nonché sostenere tali persone con misure di formazione;

62.  sottolinea l'importanza di favorire la promozione di progetti integrati scuola-lavoro, che consentano un passaggio concreto ed immediato dal progetto didattico ed educativo al «progetto di vita» per i ragazzi con disabilità;

63.  sottolinea la necessità di curare, per quanto riguarda i giovani con disabilità, anche gli aspetti della formazione e dell'istruzione non formali, quali per esempio gli ambiti della socialità e dei mass-media (che dovrebbe essere soggetto a sempre più rigorosi requisiti di accessibilità, anche per quanto riguarda i sottotitoli e le descrizione audio), dello sport, del tempo libero e delle attività all'aria aperta, a seconda delle specificità di ogni bambino e ragazzo; sottolinea che non si tratta semplicemente di strumenti indispensabili alla formazione sana di ogni individuo, ma costituiscono anche diritti inalienabili riconosciuti dalle Nazioni Unite;

64.  sottolinea che l'apprendimento permanente è un modo fondamentale per sostenere e rafforzare l'adattabilità e la continuità dell'occupazione per le persone con disabilità e che esso riveste particolare importanza per le persone che hanno acquisito una disabilità sul lavoro e, soprattutto, per le persone con una malattia invalidante in evoluzione;

65.  invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere o istituire servizi di riabilitazione nei settori della sanità, dell'istruzione, della formazione, dell'occupazione, degli ausili per una vita autonoma, dei trasporti, ecc, che siano più efficaci e sovrapposti; è del parere che detti servizi non debbano soltanto essere controllati e concepiti su misura ma che debbano altresì coadiuvare la pianificazione a lungo termine in materia di bilancio e di sviluppo;

66.  ritiene necessario un adeguato impegno finanziario a favore delle organizzazioni di persone con disabilità e insiste sulla necessità che il tasso di cofinanziamento per tali organizzazioni non sia inferiore al 10% del valore dei progetti che presentano, viste le loro note difficoltà finanziarie;

Stili di vita

67.  sottolinea che la responsabilità sociale volontaria delle imprese potrebbe anch'essa imprimere un forte impulso alle condizioni delle persone con disabilità; chiede l'introduzione di aiuti e sussidi, con particolare riferimento ai finanziamenti e alla programmazione dell'Unione europea, che varino a seconda del tipo di contratto, per le aziende e i datori di lavoro ​​che assumono lavoratori con disabilità; invita gli attori e i soggetti interessati a sostenere e applicare prassi corrette in quest'ambito, con particolare riguardo alle donne con figli disabili;

68.  ribadisce che la formazione dei funzionari pubblici delle istituzioni europee e degli Stati membri all'accoglienza e all'informazione di persone con disabilità dovrebbe essere la norma e che l'accesso ai documenti e ai procedimenti legali pubblici andrebbe agevolata tramite misure pratiche; invita le istituzioni dell'Unione a dare l'esempio in materia di assunzione di persone con disabilità ed esorta gli Stati membri a perseguire la stessa strategia;

69.  sottolinea che le politiche volte a favorire e sostenere l'imprenditorialità indipendente dovrebbero prestare debita attenzione all'integrazione delle persone con disabilità nel mondo del lavoro e nella sfera dell'attività economica, in quanto tale integrazione è una fonte di flessibilità che consente a tali persone, in molti casi, di superare limiti e ostacoli esistenti sul luogo di lavoro; invita gli Stati membri a introdurre un sostegno più indicato ed efficace per le politiche di imprenditorialità indipendente relative a tale categoria di persone;

70.  invita la Commissione a presentare in modo più efficace i vantaggi dell'accessibilità e a integrare i costi e la spesa della creazione di un ambiente senza ostacoli per tutti, con particolare riguardo a una società senescente;

71.  incoraggia l'introduzione di specifiche forme di congedo atte a consentire ai genitori di prendersi cura dei figli disabili; chiede, inoltre, che l'impegno profuso e il lavoro svolto dai genitori di bambini disabili sia riconosciuto come esperienza professionale e sia preso specificamente in considerazione nel calcolo dei diritti alla pensione di anzianità;

72.  sottolinea che l'accesso senza ostacoli dei disabili ai servizi sanitari e a servizi di riabilitazione complessa non arresta del tutto il deterioramento della salute, soprattutto in una società senescente, ragion per cui, se si vuole realizzare una società sostenibile, in cui sia conferito un sempre maggior valore alla salute – dalla prevenzione alla riabilitazione – ciascun individuo ha una propria responsabilità in termini di attività quotidiane e abitudini di consumo;

Lotta alla povertà 

73.  invita la Commissione a garantire un adeguato sostegno finanziario all'organizzazione centrale rappresentativa delle persone con disabilità nell'Unione europea, nonché ad altre organizzazioni a livello europeo riguardanti specifiche disabilità, al fine di consentire una loro piena partecipazione alla definizione delle politiche e all'attuazione della legislazione che concretizza gli impegni della SED e della convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, nonché ad altri processi decisionali riguardanti problematiche connesse alle persone con disabilità;

74.  deplora che le persone con disabilità debbano accollarsi oneri finanziari supplementari – le spese aggiuntive sostenute nel breve termine in ragione della loro disabilità – nella loro vita quotidiana, il che incide notevolmente sulla loro qualità di vita;

75.  invita la Commissione, visti i suoi obiettivi di riduzione della povertà, a disaggregare i dati relativi a tale fenomeno per calcolare il numero di persone con disabilità che si trovano in situazione di povertà, in modo da ottenere obiettivi comparabili per la riduzione della povertà delle persone con disabilità nel quadro della strategia Europa 2020;

76.  sottolinea che eliminare o alleviare seriamente questa povertà comporterebbe un aumento delle persone disabili occupate, il che aumenterebbe il gettito fiscale netto per lo Stato e ridurrebbe il numero di persone bisognose di prestazioni per ragioni di povertà estrema;

77.  conferma che – rammentando l'impulso dell'Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale e della nuova Piattaforma europea contro la povertà e l'esclusione sociale – è impossibile ridurre la povertà senza integrare le persone con disabilità in primo luogo nel settore dell'istruzione e, successivamente, nel mercato del lavoro e senza adeguare le politiche di sostegno al reddito in caso di invalidità e i regimi delle pensioni di invalidità, ai sensi del punto 12 delle conclusioni adottate alla riunione del Consiglio EPSCO del 30 novembre 2009, tenendo presente che tale processo può anche avere un effetto di stigmatizzazione;

78.  riconosce che la diagnosi e l'assistenza precoci sono cruciali e fondamentali nel caso di bambini con disabilità e che devono essere considerate un investimento a lungo termine in una società senescente; osserva che le famiglie delle persone con disabilità sono maggiormente esposte al rischio di povertà e di esclusione sociale, donde la necessità di prestare loro particolare attenzione;

79.  invita gli Stati membri a evitare di apportare tagli ingiustificati alla protezione sociale per le persone con disabilità nel quadro delle politiche di austerità introdotte in risposta alla crisi economica, vista la necessità di garantire a tali persone, quale diritto inalienabile, un tenore di vita accettabile;

80.  afferma che le persone con disabilità sono particolarmente a rischio di esclusione sociale e di povertà e sottolinea che il tasso di povertà di questa categoria di persone è del 70% superiore a quello delle persone non disabili; rileva che i soggetti più vulnerabili sono le persone con disabilità gravi o multiple e le famiglie monoparentali con figli disabili; invita la Commissione e gli Stati membri a garantire i loro diritti e ad adottare misure intese a migliorare la loro qualità di vita, anche fornendo l'accesso a informazioni pratiche sui problemi quotidiani, aiutandoli tra l'altro a familiarizzarsi con le procedure e servizi di sviluppo di competenze che incidono sulla vita familiare;

81.  invita il Consiglio e la Commissione ad adottare ulteriori misure e a elaborare relazioni periodiche sulle malattie rare e a fornire un aiuto concreto per instaurare contatti tra i genitori e gli specialisti più vicini alla loro abitazione; ritiene che ciò debba essere preso in considerazione e valutato nell'ambito del lavoro dell'organizzazione INSERM; invita la Commissione a promuovere la creazione di una rete europea di centri accreditati per la diagnosi e la cura di specifiche forme di malattie rare, al fine di coordinarne e monitorarne l'attività e i vantaggi che rappresentano per i pazienti;

Il Parlamento insiste nel chiedere un approccio socialmente sostenibile e fondato sui diritti umani 

82.  conferma che, alla luce dei nuovi diritti enunciati nella Carta dell'UE, la Commissione ha adottato un approccio corretto in materia di pari opportunità: rafforzamento dell'azione antidiscriminazione, sostegno alle politiche di inclusione e attività di sensibilizzazione alla disabilità, tra cui la nozione della progettazione per tutti gli utilizzatori e la progettazione universale (Design for All e Universal Design ), sottolineando nel contempo l'importanza di soluzioni ragionevoli;

83.  invita gli Stati membri e la Commissione a ratificare e attuare senza indugio la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (UN CRPD) e i suoi protocolli opzionali e plaude all'iniziativa della Commissione di aderire al protocollo opzionale di tale convenzione;

84.  invita il Consiglio e la Commissione a prendere in considerazione la conclusione di un accordo interistituzionale con il Parlamento europeo e a redigere, entro un anno, una raccomandazione specifica volta ad associare il Parlamento al monitoraggio dell'attuazione della UN CRPD;

85.  invita il Consiglio ad adottare la proposta di decisione della Commissione relativa alla conclusione del protocollo opzionale da parte dell'Unione europea, sottolineando che il meccanismo istituito da tale protocollo potrebbe portare, con il coinvolgimento del Parlamento europeo, all'effettiva attuazione della UN CRPD da parte dell'Unione europea;

86.  invita la Commissione europea a definire azioni concrete, adeguate e più dettagliate e a istituire un meccanismo di controllo per tutti i livelli di governance riguardo all'attuazione della SED, coerentemente con l'elenco di azioni previste dalla SED e in stretta cooperazione con il Parlamento europeo;

87.  invita gli Stati membri a fornire tutto il sostegno possibile a idonee misure e strumenti su misura (al di là dell'aspetto medico) atti a favorire una vita più autonoma, al fine di garantire pari opportunità e un'esistenza attiva alle persone disabili e alle loro famiglie;

88.  sottolinea la necessità di aiutare chi può lavorare e vuole restare nel mondo del lavoro pur avendo perso parte delle proprie capacità funzionali; invita gli Stati membri a promuovere una cultura dell'inclusione e a contribuire all'inserimento nel mondo del lavoro delle persone con capacità di lavoro parziale;

89.  invita gli Stati membri a (ri)considerare le loro azioni e i programmi o le strategie nazionali in tema di disabilità in base al calendario e nel quadro della SED, conformemente alla strategia Europa 2020 e alla convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità;

90.  invita la Commissione a proporre una proposta legislativa sull'accessibilità nell'Unione, come annunciato nella SED, sottolineando la necessità di misure incisive e vincolanti a livello dell'Unione per migliorare l'accessibilità di beni e servizi per le persone disabili, da applicare seguendo una chiara tabella di marcia;

91.  chiede agli Stati membri ad adottare, con il sostegno della Commissione, misure sociali specifiche a favore di un accesso equo all'assistenza sanitaria, compresi servizi sanitari e rieducativi di qualità destinati alle persone con disabilità fisiche e mentali;

92.  sottolinea l'importanza della ricerca di nuove metodologie terapeutiche che favoriscano ulteriormente l'integrazione dei disabili nella società; segnala che in quest'ottica, ad esempio, il teatro e la zooterapia si stanno dimostrando efficaci nel promuovere la socializzazione e la comunicazione interpersonale;

93.  esorta la Commissione ad adottare le misure necessarie ad agevolare le transazioni commerciali per gli ipovedenti;

94.  invita la Commissione a inserire riferimenti più espliciti alla disabilità nella prevista revisione della riforma degli appalti pubblici;

95.  invita la Commissione, in base ai risultati del dibattito seguito alla pubblicazione del Libro verde sulle pensioni, a promuovere una politica trasversale sulla disabilità nel prossimo Libro bianco, che dovrebbe essere pubblicato nella seconda metà del 2011;

96.  invita la Commissione a valutare se le ulteriori misure adottate nel quadro dei Fondi strutturali europei, con particolare riguardo al Fondo per lo sviluppo rurale, aiutino le persone con disabilità che vivono nelle aree rurali ad essere cittadini attivi in Europa;

97.  invita la Commissione e il Consiglio ad adoperarsi in modo particolare per elaborare norme in materia di screening personale per l'uso di servizi di trasporto che rispettino i diritti fondamentali e la dignità dei passeggeri e consentano loro di viaggiare, con particolare riguardo ai dispositivi medici, apparecchi e accessori che possono essere portati a bordo, e per conseguire un'interpretazione comune chiara dei requisiti di sicurezza esistenti, al fine di garantire che alle persone con disabilità non sia negata la possibilità di viaggiare – in assenza di giustificazione e in misura sproporzionata – semplicemente per evitare disagi al prestatore di servizi;

98.  invita la Commissione a intensificare gli sforzi per conseguire servizi di navigazione su misura per i non vedenti e gli ipovedenti, a riferire annualmente in proposito e a proporre specifiche raccomandazioni – tenendo conto degli sviluppi tecnologici dinamici – assicurando che si compiano progressi e conseguendo una mobilità da porta a porta senza intoppi, come indicato nel Libro bianco dal titolo «Tabella di marcia verso uno spazio unico europeo dei trasporti – Per una politica dei trasporti competitiva e sostenibile»;

99.  invita gli Stati membri a riesaminare la prestazione di servizi sanitari alle persone con disabilità, tra cui le misure in materia di accessibilità fisica ai servizi, formazione e personale medico, sensibilizzazione, informazioni fornite in formati accessibili, servizi di consulenza personalizzati, compresa la traduzione in varie lingue, e servizi sanitari personalizzati in funzione delle esigenze delle persone con disabilità;

100.  invita la Commissione e gli Stati membri ad astenersi, nel quadro del sostegno alle attività sportive e ricreative per le persone con disabilità, dal compiere distinzioni tra le diverse disabilità ed esorta il Consiglio a proseguire gli sforzi, ricordando che il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa ha promesso, nel 1986, di sostenere lo sport per le persone con disabilità;

101.  invita la Commissione e il Consiglio a migliorare l'accesso delle persone con disabilità nel settore dei diritti d'autore, anche intensificando lo scambio di prassi eccellenti in materia, a sostenere la definizione di modalità ottimali di cooperazione e a garantire che i prestatori di servizi siano soggetti a idonei requisiti comuni obbligatori riguardo alle persone con disabilità, rivolgendo particolare attenzione ai soggetti videolesi;

102.  sottolinea che, in conformità con lo spirito della UN CRPD, la direttiva 2005/29/CE sulle pratiche commerciali sleali – in particolare la disposizione sulle omissioni ingannevoli – riguarda anche le persone con disabilità;

103.  invita la Commissione e il Consiglio ad adoperarsi, in base alle prassi e all'esperienza del Parlamento europeo, affinché i non udenti possano fruire senza ostacoli delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, in conformità con le decisioni del Parlamento del 1988 e del 1998, e di riferire annualmente in proposito ai deputati europei interessati;

104.  invita la Commissione a elaborare uno studio riferito alle persone con disabilità della vista, analizzando le caratteristiche dei display digitali (interfacce) dei prodotti industriali e domestici e soluzioni alternative di informazione equivalenti per i non vedenti, e a presentare proposte legislative specifiche;

105.  invita gli Stati membri e la Commissione a riconoscere la lingua dei segni tra le lingue ufficiali degli Stati membri; rileva pertanto che questi ultimi dovrebbero adoperarsi in tal senso, conformemente alla dichiarazione di Bruxelles del 19 novembre 2010;

106.  invita la Commissione, nel quadro delle relazioni internazionali e degli aiuti allo sviluppo, a insistere sulla presa in considerazione degli interessi delle persone con disabilità, in conformità degli Obiettivi di sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite;

ls068 (4 novembre 2011)

Screenshot 2015-10-10 12.13.14

1) GU L 23 del 27.1.2010, pag. 35.
(2) GU C 364 del 18.12.2000, pag. 1..
(3) GU L 303 del 2.12.2000, pag. 16.
(4) GU C 157 E del 27.5.2010, pag. 68.
(5) GU L 167 del 12.6.1998, pag. 25.
(6) GU L 308 del 24.11.2010, pag. 46.
(7) GU C 187 del 18.7.1988, pag. 236.
(8) GU C 158 del 26.6.1989, pag. 383.
(9) GU C 284 del 2.11.1992, pag. 49.
(10) GU C 17 del 22.1.1996, pag. 196.
(11) GU C 152 del 27.5.1996, pag. 87.
(12) GU C 20 del 20.1.1997, pag. 386.
(13) GU C 132 del 28.4.1997, pag. 313.
(14) GU C 76 E del 25.3.2004, pag. 231.
(15) GU L 138 del 26.5.2011, pag. 56.
(16) Testi approvati, P7_TA(2011)0081.
(17) GU C 134 del 7.6.2003, pag. 7.

fonte:http://www.storiadeisordi.it/articolo.asp?ENTRY_ID=2192Modifica

INVALIDITÀ CIVILE - ART. 20 D.L. N. 78/2009 - ASPETTI ORGANIZZATIVI E PROCEDURALI DEL NUOVO SISTEMA Modifica

Autore: - Codice: 062LN/2009

Messaggio INPS, del 29/10/2009 numero 024477. Oggetto: Invalidità civile - art. 20 D.L. n. 78/2009 - Aspetti organizzativi e procedurali del nuovo sistema. AI DIRIGENTI CENTRALI E PERIFERICI
AI DIRETTORI DELLE AGENZIE
AI RESPONSABILI DELLA COMUNICAZIONE
AI COORDINATORI GENERALI, CENTRALI E 
PERIFERICI DEI RAMI PROFESSIONALI
AI PRIMARI COORDINATORI GENERALI E 
PRIMARI MEDICO LEGALI 
E, P.C. AL COMMISSARIO STRAORDINARIO 
AL PRESIDENTE E AI MEMBRI DEL CONSIGLIO DI INDIRIZZO E VIGILANZA
AI PRESIDENTI DEI COMITATI AMMINISTRATORI DI FONDI, GESTIONI E CASSE
AI PRESIDENTI DEI COMITATI REGIONALI 
AI PRESIDENTI DEI COMITATI PROVINCIALI OGGETTO: Invalidità civile - art. 20 D.L. n. 78/2009 - Aspetti organizzativi e procedurali del nuovo sistema  Con l'articolo 20 del decreto legge 1 luglio 2009, n. 78, convertito con modificazioni in legge 3 agosto 2009, n. 102, sono state introdotte importanti innovazioni nel processo di riconoscimento dei benefici in materia di invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità, con l'obiettivo di realizzare la gestione coordinata delle fasi amministrative e sanitarie finalizzata ad una generale contrazione dei tempi di attraversamento del processo di erogazione delle prestazioni.

Al riguardo l'Istituto, in ordine alle innovazioni legislative che hanno prodotto immediati effetti sull'operatività dell'azione amministrativa e gestionale dell'Istituto per gli aspetti legati a procedimenti giurisdizionali, nonché alla presenza dei medici legali dell'Istituto nei procedimenti giurisdizionali civili relativi a prestazioni sanitarie previdenziali ed assistenziali, con la circolare n. 93 del 20 luglio 2009 ha dato indicazioni relativamente alla gestione delle controversie in materia di invalidità civile modificate dalla norma citata.

Peraltro, l'articolo 20 del D.L. 78/2009 ha dettato un diverso flusso operativo per la gestione delle domande di riconoscimento dei benefici in materia di invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità, che è sintetizzabile nei seguenti punti fondamentali: 
• A decorrere dal 1° gennaio 2010 le domande volte ad ottenere i benefici in materia di invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità, sono presentate all'INPS, secondo modalità stabilite dall'Istituto. 

L'Istituto trasmette, in tempo reale e in via telematica, le domande alle Aziende Sanitarie Locali. 
• Ai fini degli accertamenti sanitari le Commissioni mediche delle Aziende sanitarie locali sono integrate da un medico dell'INPS quale componente effettivo; in ogni caso l'accertamento definitivo e' effettuato dall'INPS. 
• Il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali e la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, con un accordo quadro disciplinano le modalità attraverso le quali sono affidate all'INPS le attività relative all'esercizio delle funzioni concessorie nei procedimenti di invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità. 
Entro i sessanta giorni successivi, le regioni stipulano con l'INPS apposite convenzioni che regolano gli aspetti tecnico-procedurali dei flussi informativi necessari per la gestione del procedimento per l'erogazione dei trattamenti connessi allo stato di invalidità civile. 

Alla luce dei principi contenuti nel disposto normativo del più volte citato articolo 20 del DL n. 78/2009, il Commissario Straordinario ha assunto lo scorso 20 ottobre la determinazione n. 189 sul "Il nuovo processo dell' Invalidità Civile alla luce dell'art. 20 del D.L. n.78/2009 convertito nella Legge 102 del 3 agosto 2009. Gli aspetti organizzativi e procedurali del nuovo sistema".

Con la determinazione 189, che si allega in copia al presente messaggio, viene delineato il disegno organizzativo e procedurale per l'applicazione dell'articolo 20 della legge n. 102/2009, unitamente all'applicazione informatica di supporto e alle sue funzionalità, realizzati secondo i seguenti principi: 
- trasparenza del procedimento; 
- realizzazione di un sistema di presentazione, gestione, trattamento e archiviazione elettronica delle domande; 
- rilascio sul sito internet dell'Istituto dell'applicativo per la presentazione delle domande, per la gestione degli appuntamenti e per la stesura del verbale di visita da parte delle Commissioni Mediche delle ASL;
- archiviazione elettronica di tutti gli atti e degli esiti delle fasi procedurali;
- tempestiva disponibilità degli atti, per effetto dell'utilizzo della sola modalità telematica per la presentazione e gestione, da parte delle funzioni amministrative, sanitarie e legali ai fini dell'erogazione delle prestazioni e della eventuale difesa in giudizio; 
- rispetto, nell'effettuazione delle visite e nell'erogazione delle eventuali prestazioni economiche, del limite massimo di 120 giorni dalla data di presentazione della domanda, termine da cui decorre il riconoscimento degli interessi legali per il ritardato pagamento. 

Contestualmente alla assunzione della determinazione in oggetto, è stato definito il crono programma delle attività che dovranno essere realizzate per garantire la piena funzionalità del sistema, delle strutture, delle risorse umane impegnate nel nuovo processo, a partire dal 1 gennaio 2010, data di entrata in vigore della nuova disciplina.

Le SS.LL. sono, pertanto, impegnate nel realizzare - in stretta coordinazione con le strutture centrali - tutte le iniziative di divulgazione, coinvolgimento, formazione, previste per la realizzazione dell'innovazione organizzativa e procedurale che interessa il processo di riconoscimento dell'invalidità civile, nonché a valutare eventuali ulteriori iniziative da assumere in ambito territoriale finalizzate ad un maggiore coinvolgimento di tutti gli attori coinvolti nel nuovo processo. IL VICARIO DEL DIRETTORE GENERALE NORI

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fonte:http://www.storiadeisordi.it/articolo.asp?ENTRY_ID=2806Modifica

ESENZIONE DEL BOLLO SUI VEICOLI Modifica

Autore: Franco Zatini ( a cura di) - Codice: 072LN/2011

Ecco l'art.50 della Legge sull'esenzione del bollo sui veicoli a favore dei Sordi titolari ai sensi della Legge 381/70. Legge 21 novembre 2000, n. 342 "Misure in materia fiscale" Art. 50 (Agevolazioni per i disabili)
1. Il numero 31) della tabella A, parte II, allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n 633, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente:
"31) poltrone e veicoli simili per invalidi anche con motore o altro meccanismo di propulsione (v.d. 87.11), intendendosi compresi i servoscala e altri mezzi simili atti al superamento di barriere architettoniche per soggetti con ridotte o impedite capacità motorie; motoveicoli di cui all’articolo 53, comma 1, lettere b), c) ed f), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, nonché autoveicoli di cui all’articolo 54, comma 1, lettere a), c) ed f), dello stesso decreto, di cilindrata fino a 2000 centimetri cubici se con motore a benzina, e a 2800 centimetri cubici se con motore diesel, anche prodotti in serie, adattati per la locomozione dei soggetti di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, con ridotte o impedite capacità motorie permanenti, ceduti ai detti soggetti o ai familiari di cui essi sono fiscalmente a carico, nonché le prestazioni rese dalle officine per adattare i veicoli, anche non nuovi di fabbrica, compresi i relativi accessori e strumenti necessari per l’adattamento, effettuate nei confronti dei soggetti medesimi; autoveicoli di cui all’articolo 54, comma 1, lettere a), c) ed f), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, di cilindrata fino a 2000 centimetri cubici se con motore a benzina, e a 2800 centimetri cubici se con motore diesel, ceduti a soggetti non vedenti e a soggetti sordomuti, ovvero ai familiari di cui essi sono fiscalmente a carico;".

2. Alle cessioni dei veicoli di cui al comma 1 si applicano le disposizioni di cui all’articolo 1, commi 1 e 2, della legge 9 aprile 1986, n. 97, e successive modificazioni. 3. All’articolo 17 del testo unico delle leggi sulle tasse automobilistiche, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 5 febbraio 1953, n. 39, dopo la lettera f), è inserita la seguente: "f-bis) i motoveicoli e gli autoveicoli di cui al numero 31) della tabella A, parte II, allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni;". 4. Al primo periodo dell’articolo 8, comma 3, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, le parole: "e a 2.500 centimetri cubici se con motore diesel" sono sostituite dalle seguenti: "e a 2.800 centimetri cubici se con motore diesel". 5. Le disposizioni di cui ai commi 1, 2, 3 e 4 si applicano a decorrere dal 1º gennaio 2001. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le variazioni di bilancio compensative a favore delle regioni, necessarie a garantire l’equilibrio finanziario in conseguenza dell’applicazione delle disposizioni di cui al comma 3 del presente articolo. ln072 «La storia è testimonio dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra della vita» (Cicerone) «La storia non è utile perché in essa si legge il passato, ma perché vi si legge l’avvenire» (M.D’Azeglio) «Bisogna ricordare il “passato” per costruire bene il “futuro”» (V.Ieralla)  Per qualsiasi segnalazione, rettifica, suggerimento, aggiornamento, inserimento dei nuovi dati o del curriculum vitae e storico nel mondo dei sordi, ecc. con la documentazione comprovata, scrivere a:  info@storiadeisordi.it  "Storia dei Sordi. Di Tutto e di Tutti circa il mondo della Sordità", ideato, fondato e diretto da Franco Zatini



fonte: http://www.storiadeisordi.it/articolo.asp?ENTRY_ID=2141

IMPOSTE SU SUCCESSIONI E DONAZIONI PER I PORTATORI DI HANDICAP GRAVE Modifica

Autore: - Codice: 058LS/2009


IMPOSTE SU SUCCESSIONI E DONAZIONI PER I PORTATORI DI HANDICAP GRAVE

L’articolo 69 della Legge 21 novembre 2000, n.342, modificando il Testo Unico delle disposizioni concernenti l’imposta sulle successioni e donazioni approvato con il DLgs. 31 ottobre 1990, n.346, disponeva che negli atti di donazione o successione in cui il beneficiario fosse un discendente in linea retta che si trovi in situazione di handicap grave l’imposta si applicasse solo sul valore della quota o della parte accedente il miliardo di lire.

Il DL 3 ottobre 2006, n.286, ha reintrodotto l’imposta di successione per le somme che eccedono un milione di euro per ciascun erede, nella misura del 4 per centro in caso di coniuge o parenti in linea retta, e del 6 per cento in caso di altri parenti, affini in linea retta e affini in linea collaterale (fino al 3 grado); per gli altri casi, l’imposta è stata fissata nella misura dell’8 per cento senza franchigia.

Per i soggetti in situazione di handicap grave, che siano eredi in linea retta o in linea collaterale, la franchigia è elevata a 1,5 milioni di euro.


Da Il Corriere dei Ciechi, settembre 2009.


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fonte:http://www.disabili.com/mobilita-auto/speciali-mobilita-a-auto/barriere-architettoniche-e-disabilita/18723-barrarch09-edilizia-pubblica

 BARRIERE ARCHITETTONICHE

EDILIZIA PUBBLICA: UFFICI, SCUOLE, OSPEDALI ACCESSIBILI
 

In questo capitolo ci occupiamo dell'accessibilità a sedi e uffici comunali, provinciali, regionali, statali, scolastici, sanitari, ospedalieri, socio-assistenziali, ma anche a cinema, teatri, bar, ristoranti, ambulatori, stadi, palestre, eccetera.

ACCESSIBILITA' DEI BAGNI  

[http://www.disabili.com/mobilita-auto/speciali-mobilita-a-auto/barriere-architettoniche-e-disabilita/18728-barrarch09-accessori-e-impianti IMPIANTI, ACCESSORI, RAMPE, ETC 

][http://www.disabili.com/mobilita-auto/speciali-mobilita-a-auto/barriere-architettoniche-e-disabilita/18729-barrarch09-modifiche-accessi ACCESSO AGLI EDIFICI

]ACCESSIBILITA' DELLE SCUOLE 

LUOGHI DI CULTO ACCESSIBILI

SALE RIUNIONI E CINEMA ACCESSIBILI 

In Italia esistono alcune leggi che garantiscono il diritto all'accessibilità in questi luoghi. Sono norme tecniche molto precise, vincolanti. Come già accennato sopra, purtroppo non sempre vengono applicate. 
Per quanto riguarda gli enti pubblici, ecco in ogni caso le principali:

  • Decreto del Ministero per i Beni e le attività culturali 114 del 16/05/2008. 
    Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale.
  • Legge n. 41 del 28 febbraio 1986 (Legge Finanziaria 1986). 
    Imponeva agli Enti Locali territoriali, allo Stato, agli Uffici periferici dello Stato, agli Enti Pubblici, di dotarsi di un piano per l'abbattimento delle barriere architettoniche e di destinare a tal fine una quota annuale del bilancio d'esercizio;
  • D.P.R. n. 503 del 24 luglio 1996. 
    Disciplina l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici pubblici, con particolare riferimento all'accessibilità diretta ai servizi. Regolamenta anche le soluzioni che la pubblica amministrazione deve adottare per garantire comunque l'accesso ai servizi erogati alla popolazione;
  • Legge n. 104 del 5 febbraio 1992 (legge quadro sull'handicap). 
    Alcuni commi della legge si occupano nello specifico delle barriere architettoniche, introducendo tutele in diversi campi (sanità , assistenza, scuola, formazione, lavoro, trasporti, giustizia, ecc.). In ogni caso se ne evince che le persone con disabilità in nessun caso possono essere escluse dal godimento di servizi, prestazioni e opportunità ordinariamente goduti da ogni cittadino. 

    In particolare la legge 104/92 prevede: 
    - che il rilascio delle concessioni edilizie sia vincolato al rispetto della normativa in materia di barriere;
    - siano dichiarate inagibili e inabitabili (e sanzionati i responsabili) le opere realizzate in edifici pubblici o aperti al pubblico in modo tale da compromettere l'accessibilità ai disabili;
    - sia riservata una quota di fondi per opere nell'edilizia residenziale pubblica;
    - che siano adeguati i regolamenti edilizi comunali alle norme vigenti.

Ovviamente sono previste delle deroghe, in genere per motivi storico artistici.  Discorso a parte per gli edifici privati costruiti dopo l'entrata in vigore della Legge n. 13/89. Questa norma impone che siano costruiti tenendo conto delle prescrizioni tecnico-regolamentari previste dalla legge medesima e dal D.M. n.236/89, in materia di superamento o eliminazione delle barriere architettoniche. Le autorizzazioni edilizie devono conformarsi a tali prescrizioni tecnico-progettuali, e per i trasgressori sono applicabili le sanzioni previste dalla legge. Questi vincoli riguardano anche i cambi di destinazione d'uso e le ristrutturazioni.

In caso di inadempienze sono diverse le opportunità per i cittadini. Oltre alle iniziative di pressione diretta nei confronti della Pubblica Amministrazione, di denuncia mediatica, di sensibilizzazione dell'opinione pubblica, ed alla possibilità di adire direttamente in sede giudiziale, vi sono semplici azioni da intraprendere a tutela dei propri diritti, fra le quali si consigliano:

  • ricorso al Difensore Civico, che in sede istruttoria ha la possibilità di accedere agli atti interni e individuare le inadempienze compiute;
  • scrivere al Sindaco, facendo riferimento alla Legge n.241/90, cosiddetta legge sulla trasparenza degli atti, obbligandolo pertanto ad una risposta certa, che potrà eventualmente essere utilizzata in altra sede.

Va anche tenuto conto della nutrita giurisprudenza consolidata in questi anni nei diversi gradi del nostro Ordinamento Giudiziario, sistematicamente orientata a riconoscere il disabile titolare di inviolabili diritti soggettivi perfetti, perché costituzionalmente tutelati nella loro rilevanza, fra i quali fanno spicco quelli di uguaglianza e libertà , il cui godimento non è subordinabile in nessun caso a qualsivoglia motivo di natura tecnica, economica, patrimoniale, organizzativa o simile.

In conclusione c'è una considerazione da sottolineare, e cioè questa: accanto alle norme che devono essere rispettare per legge, esistono accorgimenti dei quali si deve tener conto se si vuole essere veramente accessibili. 
In altri termini: non basta essere a norma per poter definirsi accessibili a tutti. Ancora: non esiste una soluzione ideale per ogni barriera architettonica. 
Una rampa, a norma perché della pendenza dell'8%, può essere troppo ripida per una persona anziana in carrozzella, ad esempio. 
La soluzione che vada bene per tutti non esiste, posto il dato di fatto che non esiste una architettura sviluppata solo in orizzontale. 
La cosa migliore è la personalizzazione dell'intervento di superamento della barriera: ma è un'alternativa applicabile più all'edilizia privata che alla pubblica.

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